Vocazione: Andrei (Cluj), “per avere buoni risultati, in ogni campo della vita, ci vuole pazienza e fatica, soprattutto speranza”

“Oggi, l’imprenditore vorrebbe diventare ricco senza lavorare; l’apprendista e lo studente vorrebbero prendere voti alti senza studiare e, infine, il cristiano vorrebbe essere salvato senza sforzi. Questo è impossibile. Per avere buoni risultati, in ogni campo, ci vuole pazienza e fatica, soprattutto speranza”. Lo ha affermato questa mattina Andrei, arcivescovo di Vad, Feleac e Cluj e metropolita di Cluj, Maramures e Salaj, intervenendo al XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa che si è aperto ieri a Bose sul tema “Chiamati alla vita in Cristo”.
“Il mondo in cui viviamo, con i suoi numerosi fallimenti e sconfitte, fa sì che molte persone siano pessimiste e prive di coraggio, perché mancano di una cosa essenziale: una forte fede in Cristo. È lui che ci incoraggia e ci dà speranza”, ha sottolineato Andrei che, attraverso la storia de “La camicia dell’uomo felice”, ha voluto mettere in evidenza come non sia sempre vero che “una situazione di benessere materiale sia in grado di accrescere la speranza in noi e di renderci felici”.
Sia la speranza, “intesa come una fede rivolta verso il futuro”, sia “la preoccupazione per i beni materiali sono orientati verso il futuro, ma – ha notato Andrei – sono totalmente diverse l’una dall’altra”. “La speranza – ha spiegato – ci aiuta a guardare al futuro con fiducia, a essere ottimisti, ad affrontare la vita con tutti i suoi problemi, sapendo che la fine sarà gloriosa” perché “Dio ti aspetta alla fine della strada”. “La preoccupazione per i beni materiali, invece, paralizza le nostre facoltà spirituali e fisiche, producendo una tristezza continua nell’anima”, ha aggiunto il metropolita.
“La gioia che viene dall’alto aiuta il credente e gli dà buon umore, anche quando è in difficoltà”, ha continuato Andrei, notando come “sperando nella ricompensa di Dio, riesci a essere un uomo di pace, aiuti anche gli altri a vivere in pace e perdoni tutte le loro offese”. “Quando l’uomo confida in Dio, non si preoccupa di ciò che la gente fa o gli dice. Guardando al desiderio profondo del suo cuore, va avanti”, ha ammonito il metropolita, che ha concluso notando come “il mondo dall’inizio del terzo millennio, di fronte a sfide di natura sociale, di natura spirituale e con l’ondata secolarizzante che lo travolge, ha bisogno della speranza cristiana”.

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