Nuovo governo: Ispi, consigli al neo ministro degli esteri. Curare i dossier, viaggi, lingua inglese, evitare i social

“Il coraggio e il gusto per le sfide apparentemente invincibili non mancano certo al nuovo ministro degli esteri”, Luigi Di Maio. “Con la nomina, non sarà però mancato qualche suo momento di lieve trepidazione, stimolata anche dalle sottolineature di molti commentatori nostrani (e non) sulla sua inesperienza; sulle incertezze linguistiche; sul differente bagaglio politico e intellettuale di chi lo ha preceduto nei decenni passati alla Farnesina; sui probabili difficili rapporti con la Francia di Macron (per i gilet gialli) o l’America di Trump (per la Via della seta)”. Lo scrive Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore Ispi ( Istituto per gli studi di politica internazionale) sul sito https://www.ispionline.it/. Magri avanza dunque alcuni “consigli” al ministro Di Maio. “Che ci piaccia o meno non sono moltissimi i dossier internazionali dove l’Italia è il fondamentale ago della bilancia. L’auspicio è che il nuovo ministro si concentri sulle priorità irrinunciabili che sottolineiamo nei 5 memo che seguono (Europa, migrazioni, relazioni Usa-Cina, Russia, Libia) e riporti su questi temi una voce forte (e chiara) dell’Italia dopo gli ultimi 15 mesi di silenzio assordante”.
“I ministri degli esteri che in passato hanno fatto la differenza e lasciato traccia, occupavano molto raramente (Andreotti pochissimo) il loro bellissimo ufficio alla Farnesina. Viaggiavano, incontravano, tessevano alleanze. Per la gestione interna della Casa e della rete davano fiducia (selettiva, ovvio) alle competenze dei nostri diplomatici, una delle poche eccellenze della nostra amministrazione pubblica. Il nuovo ministro dia un rapido segnale di discontinuità con la stagione del ‘micromanagement stanziale’ che ha fatto il tandem (causa – effetto?) con il ‘silenzio assordante’ nella gestione appena conclusasi”. Di Maio “non è il primo ministro degli esteri a ricoprire un contemporaneo rilevante incarico di partito. Tenga però il più possibile le dinamiche di partito e soprattutto la politica online lontane dal suo nuovo ruolo. Nessun interlocutore gli darebbe alcun conto se venisse anche solo sfiorato dal dubbio che ciò che discute con lui diverrà poi oggetto di un qualche sondaggio online”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia