Card Etchegaray: mons. Pontier (Marsiglia), “non si è mai lasciato bloccare in lotte sterili di una Chiesa egocentrica”

“Uomo semplice e caloroso”, “il berretto basco sulla testa, un sorriso benevolo, incoraggiante, un accento molto forte attiravano una simpatia immediata. Era uno dei migliori ambasciatori del peperoncino di Espelette! Fino alla fine gli piaceva ricevere visite, interessato alla vita di tutti, delle famiglie, della Chiesa e del mondo”. Così mons. George Pontier, che è stato presidente dei vescovi francesi e ora è amministratore apostolico a Marsiglia, ricorda in una memoria scritta il card. Roger Etchegaray. “Il suo amore per la Chiesa, il suo senso della diplomazia gli hanno permesso di accompagnare i tempi difficili dell’attuazione del Concilio Vaticano II di cui era stato uno degli esperti”, scrive Pontier, che ne ricorda “la sua apertura, il suo amore per gli uomini, la sua esperienza pastorale”, elementi che sono serviti “per guidare la Conferenza episcopale ad andare avanti senza paura ed entusiasmo sul cammino” aperto da Giovanni XXIII. Etchegaray nel suo ministero come arcivescovo di Marsiglia (1971-1984) “ha lasciato un ricordo vivo ancora oggi”. “Coraggio, chiarezza, semplicità, apertura” i tratti con cui ha affrontato le “missioni difficili con i grandi del mondo” che Papa Giovanni Paolo II gli aveva affidato. “Uomo di grandi orizzonti”, lo descrive ancora mons. Pontier, “non si è mai lasciato bloccare in lotte sterili di una Chiesa egocentrica”.
“Amava parlare di Dio”, respirava “con il polmone orientale della Chiesa”, la “preghiera nutriva la sua riflessione, la sua interiorità, il suo essere più profondo”. “Il suo passaggio su questa terra”, conclude Pontier, “ha lasciato un segno di profonda umanità, lavorata dalla sua fede e dalla sua vita donata per la Chiesa e gli uomini”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia

Informativa sulla Privacy