Comunicazione: Gisotti (DpC), “essere voce e orecchie del Papa e della Chiesa”. “Curare il linguaggio e le parole”

foto SIR/Marco Calvarese

“Fare rete e collaborare per rendere più efficace lo sforzo comunicativo e ottimizzare le risorse investite. Stando attenti a non affogare nel mare delle opportunità, perché anche se la tecnologia è a portata di mano ciò non implica che tutte le strade debbano essere battute. Bisogna fare discernimento nelle scelte, non solo una valutazione di costi e benefici”. Lo ha detto questa mattina Alessandro Gisotti, vice-direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione e già direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ai referenti regionali per le comunicazioni sociali riuniti oggi nella Sede della Cei per un incontro promosso dallUfficio nazionale. “Dobbiamo essere non solo la voce del Papa e della Chiesa, ma anche le loro orecchie. Ascoltare che cosa pensano le persone, che cosa provano”, ha aggiunto Gisotti: “L’eccessiva velocità ha cambiato il modo di comunicare: se prima il direttore della Sala Stampa aveva a disposizione 24 ore per rispondere a una domanda dei giornalisti, adesso ha 24 minuti. Ma bisogna pensare la comunicazione, è fondamentale avere il tempo per farlo”. Per Gisotti è importante che “la comunicazione cristiana non debba dimostrare di avere ragione, ma abbia uno stile che non sia né orgoglioso né onnipotente”.

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“Il linguaggio e lo stile che utilizziamo, infatti, sono sempre più determinanti nel nostro modo di comunicare”, ha precisato il vice-direttore del Dicastero: “Abbiamo la responsabilità di curare il linguaggio e le parole. Spesso anche tra cristiani, in particolare sui social, ci si attacca a colpi di aggettivi”. Ma noi “siamo testimoni quotidiani di un racconto che va avanti da duemila anni. E il racconto ha una forza trasformativa eccezionale, come testimoniato da Francesco. Il Papa ci chiede di ribaltare l’ordine delle notizie dando voce a chi non ha voce. Come Chiesa in uscita dobbiamo raccontare gli ultimi e coloro che si sono persi: il comunicatore si deve fare prossimo a tutti”.

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