Politica: Camaldoli, il “populismo” nelle riflessione dei sociologi Segatti e Diamanti alla scuola de “Il Regno”

Prosegue al monastero di Camaldoli la scuola di formazione che si concluderà domenica 29 settembre, destinata prevalentemente a giovani. Oggi, secondo giorno di lavori, i sociologi Paolo Segatti e Ilvo Diamanti si sono alternati sul tema del “populismo”. Secondo Segatti, il populismo può essere definito “democratico, ma non liberale”. Soffermandosi poi su quello italiano, il sociologo milanese lo ha definito come  “un laboratorio”, in quanto – ha aggiunto – attualmente vi si osserva “un fenomeno purissimo di populismo, che è quello del M5S”, ma anche “generico, perché il suo bersaglio ha a che fare essenzialmente con il processo politico, non con la polis”, dove gli elettori sono “conservatori quanto allo status quo”, ma “certamente radicali per quanto riguarda il processo politico”. Non a caso demonizzano i conflitti politici, giudicano i partiti “inutili” e ritengono che sia meglio lasciare ogni decisione pubblica all’individuo. In questo modo però alimentano solo una “democrazia invisibile”. Al contrario, se “passa un principio di maggioranza per cui la minoranza deve chinare la testa e dire: tu hai ragione”, in questo caso “non si tratta più di una democrazia liberale, ma di un maggioritarismo”. A seguire, l’intervento di Ilvo Diamanti, docente di Scienze politiche a Urbino, soffermatosi soprattutto sui cambiamenti subiti dalla società italiana. Secondo Diamanti il populismo è come “la costruzione di un popolo indistinto, che per esistere ha bisogno di altri da sé, da cui differenziarsi”. E questi “altri” ha aggiunto possono essere “fuori di noi”, come gli immigrati, o “sopra di noi”, come le élite. Inoltre – ha aggiunto – il populismo ha bisogno di un “capo” nel quale riconoscersi e sentirsi “uno insieme agli altri”. Diamanti ha poi individuato nell’insicurezza e nella sfiducia diffusa e alimentata dai mass media, soprattutto la televisione, la ragione principale per cui in Italia il populismo non è più impopolare come lo era invece fino a pochi anni fa. Così – ha proseguito – “se dovessi dare un’indicazione su cosa possa promuovere delle prospettive non populiste, dovrei riferirmi alle caratteristiche della persona insicura. Ma è la partecipazione – ha concluso Diamanti – che allontana la sfiducia”.

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