Notizie Sir del giorno: Papa su tecnologia, Rapporto Immigrazione, suicidio assistito, elemosiniere nei ghetti foggiani, Gentiloni, vescovi Usa, Siria

Papa Francesco: a Pont. Consiglio Cultura, “bene comune non può essere dissociato dal bene specifico di ogni individuo”

“Il bene comune non può essere dissociato dal bene specifico di ogni individuo”. È il principio richiamato questa mattina da Papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti al seminario “Il bene comune nell’era digitale”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale in Vaticano dal 26 al 28 settembre. “I notevoli sviluppi nel campo tecnologico, in modo particolare quelli sull’intelligenza artificiale, presentano risvolti sempre più significativi in tutti i settori dell’agire umano”, ha rilevato il Santo Padre, definendo “più che mai necessari dibattiti aperti e concreti su questo tema”, tenendo presente che “l’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica”. In caso contrario, per il Papa, si imporrà il “paradigma tecnocratico”, che “promette un progresso incontrollato e illimitato, con enormi pericoli per l’umanità intera”. (clicca qui)

Immigrati: Caritas/Migrantes, “decreti sicurezza aggravano precarietà e intolleranza”. 90.000 esclusi da Reddito di cittadinanza

In Italia sono 5.255.503 i cittadini stranieri regolarmente residenti, l’8,7% della popolazione totale residente in Italia, al terzo posto nell’Unione europea. Un auspicio rivolto al nuovo governo perché adotti “politiche realmente inclusive e volte all’integrazione, per colmare quei vuoti che rendono davvero i migranti ancora, dopo decenni, una presenza ‘ombra’, dei quali si fatica a cogliere la persona oltre il numero o il problema”. È formulato dai curatori del XXVIII Rapporto immigrazione 2018-2019 “Non si tratta solo di migranti” di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma. I due organismi ecclesiali puntano l’attenzione sui due decreti sicurezza varati dal precedente governo, che hanno introdotto “modifiche restrittive”, suggerito “indebite semplificazioni” e aggravato “la precarizzazione dei diritti delle persone, offrendo la sponda ad atteggiamenti di intolleranza rispetto alla presenza dei cittadini stranieri in Italia”. Secondo Caritas e Migrantes tra le “fatiche dell’integrazione” vi è anche la “pesante esclusione di circa 90.000 cittadini stranieri” dal Reddito di cittadinanza e l’aumento delle fake news e dell’hate speech. In Italia diminuiscono gli ingressi per motivi di lavoro, mentre aumentano quelli per motivi di asilo e protezione umanitaria. Pur tenendo conto della diminuzione della natalità straniera (-3,7% nel 2018), sempre più simile a quella della popolazione autoctona, perdura il contributo degli immigrati alla riproduzione demografica dell’Italia. (clicca qui)

Immigrazione: card. Bassetti, “non c’è vera accoglienza senza un umanesimo integrale”

“Non c’è vera accoglienza senza un umanesimo integrale”, Così il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, in occasione della presentazione del XXVIII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes oggi a Roma. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il porporato ha affermato: “Ditemi voi se non è strumentalizzazione della immigrazione chi è sfruttato e vive a un livello infraumano”. “La politica – ha ammonito – deve risolvere i problemi che si presentano e non servirsene – ha continuato –. Io non mi devo mai servire dell’altro per un progetto, devo sempre vedere una persona che accolgo e integro. I migranti cittadini italiani non possono soltanto servire per dare dei voti”. Riguardo invece alle dichiarazioni della Corte Costituzionale in merito alla depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio, il presidente della Cei si è detto preoccupato “perché parto da un’altra visione della persona. La persona deve essere accolta dalla nascita fino alla fine naturale. La vita – ha continuato – è una scintilla che non hai acceso tu, è stata accesa, si deve spegnere come tu l’hai accolta. Oggi ci sono tanti mezzi per alleviare il dolore. Non è vero – come dice qualcuno – che noi con la nostra visione cristiana condanniamo alla tortura. Ci sono delle cure palliative, basta informarsi dai medici, che risolvono non dico tutti ma quasi questi problemi. Non vi dice niente che i medici – che non sono sicuramente tutti dell’associazione cattolica – abbiano levato la loro voce dicendo che questa non è la strada? Mi sembra che questo sia molto convalidante”. “L’eutanasia – ha concluso Bassetti – non può essere un discorso ideologico ma antropologico, bisogna vedere che concezione dell’uomo c’è dietro”. (clicca qui)

Caporalato: l’elemosiniere del Papa in visita ai “ghetti” della Capitanata

Nei giorni che precedono immediatamente la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, domenica 29 settembre, il Papa ha mandato il suo Elemosiniere, card. Konrad Krajewski, a visitare i cosiddetti “ghetti” dell’area della Capitanata nel foggiano. A darne notizia è stata oggi la Sala Stampa della Santa Sede. In giornata l’Elemosiniere, accompagnato dal vescovo di San Severo, mons. Giovanni Checchinato, e dall’arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Vincenzo Pelvi, si è recato in due di questi insediamenti, in forma di baraccopoli o masserie abbandonate, per incontrare migliaia di lavoratori agricoli, per la maggior parte migranti provenienti dall’Africa (principalmente dalla Nigeria, Ghana, Senegal e Gambia), che vivono in condizioni di grave precarietà a livello giuridico, abitativo e sanitario. L’area della Capitanata, in provincia di Foggia, a prevalente vocazione agricola, è interessata da una forte presenza di lavoratori stagionali che si aggregano in insediamenti informali, occupando casolari abbandonati oppure costruendo vere e proprie baraccopoli. (clicca qui)

Ue: le risposte di Paolo Gentiloni alle domande dell’Europarlamento. “Sono da sempre un convinto europeista”

(Bruxelles) “Sono stato da sempre un europeista convinto”. Cominciano così le risposte che Paolo Gentiloni, commissario designato agli affari economici e monetari, fornisce all’Europarlamento, di fronte al quale sarà in audizione il 3 ottobre. “Sono nato in un momento in cui i Paesi d’Europa stavano forgiando una nuova relazione per sostituire la guerra e la distruzione che affliggevano il nostro continente nel corso della nostra storia. È nella città della mia nascita [Roma] che è stato firmato il trattato che ha lanciato la Comunità economica europea. Da allora Roma è stata la mia casa e con essa il progetto europeo ha sempre fatto parte della mia coscienza politica”. Gentiloni, dopo essersi presentato, risponde a 7 domande, principalmente centrate sui temi economici. Nove le pagine delle sue risposte, in inglese: tra le indicazioni, quelle che “crescita inclusiva e sostenibilità ambientale devono andare di pari passo” e l’introduzione di “un sistema europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione per fornire sostegno europeo a coloro che ne hanno bisogno, quando ne hanno bisogno”. E se “l’euro, la nostra valuta comune, è un simbolo della nostra unità”, secondo Gentiloni “dobbiamo imparare gli insegnamenti di questi anni: nonostante i risultati, la natura incompleta dell’Unione economica e monetaria può portare a risultati macroeconomici non ottimali”. (clicca qui)

Stati Uniti: messa dei vescovi al confine con il Messico

(da New York) Hanno scelto di celebrare al confine con il Messico, la Giornata mondiale per i migranti e i rifugiati. Il vescovo di El Paso, Mark J. Seitz, il vescovo Oscar Cantú, della diocesi di San Jose, il vescovo Peter Baldacchino, della diocesi di Las Cruces, il vescovo Brendan J. Cahill, della diocesi di Victoria e mons. Robert Stark, coordinatore regionale della Sezione Vaticana su migranti e rifugiati, hanno trascorso un’intero giorno con i migranti, ascoltando le loro storie, visitando le case e i centri di accoglienza, pregando insieme e celebrando una messa. Alcuni degli immigrati sono contadini e braccianti impiegati nei campi del Texas e del New Messico; altri invece semplicemente confinati in attesa di entrare negli Usa o di tornare nei loro Paesi, una realtà quest’ultima che coinvolge migliaia di persone soprattutto da quando la politica di chiusura americana ha sbarrato gli accessi. All’incontro sono stati presenti vari avvocati esperti di immigrazione che si ritrovano a gestire norme e direttive sempre più confuse e mutevoli. Nella città di Juarez è giunta una carovana di 1.750 persone che si sono spinte a Nord proprio per le violenze sperimentate in Messico, che invece dall’amministrazione Trump è stato dichiarato “Paese sicuro in cui fare appello come rifugiati”. “Questa giornata ci ricorda che la migrazione non si limita ad esaminare da dove arrivano le persone ma mette in luce la loro unica dignità, come esseri umani, data da Dio”, ha detto mons. Vasquez. (clicca qui)

Siria: card. Zenari (nunzio), “disgrazia peggiore che potrebbe capitare è di essere dimenticata”

(da Damasco) “Il conflitto siriano prima di tutto deve terminare alle Nazioni Unite. Per ben tredici volte, in questi anni di conflitto, in seno al Consiglio di Sicurezza, è stato posto un veto a risoluzioni sulla Siria. Continuando così come potrà questo Paese martoriato uscire dal ciclone della guerra?”. A dichiararlo è il nunzio apostolico in Siria, card. Mario Zenari, nella settimana che vede a New York tenersi la 74ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’occasione è un incontro, avuto a Damasco, con una delegazione di Acs-Italia (Aiuto alla Chiesa che soffre) guidata dal suo direttore, Alessandro Monteduro, accompagnato dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, in Siria per una visita di solidarietà (23-26 settembre). Parlando a margine dell’incontro con il Sir, il nunzio ha lamentato il fallimento degli organismi internazionali e l’empasse prodotta dai veti che impediscono la fine della violenza. “La disgrazia peggiore che potrebbe capitare alla Siria è di essere abbandonata e dimenticata. Sarebbe il colpo di grazia” ha avvertito il card. Zenari che ha esortato la comunità internazionale a “non perdere la memoria di questi anni di guerra” perché, ha precisato, “deve essere chiaro che è la Siria nel suo insieme che soffre”. (clicca qui)

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