Messico: vescovi, no a legalizzazione aborto votata nello Stato dell’Oaxaca e ipotesi a livello federale. “Obbligo dello Stato proteggere la vita”

Il Congresso dello Stato messicano dell’Oaxaca ha approvato la legalizzazione dell’aborto nelle prime dodici settimane di gestazione. È stato, inoltre, proposto di modificare la Costituzione dell’Oaxaca, riconoscendo il diritto alla vita umana a partire dalla nascita e non dal concepimento. Tutto questo mentre, negli ultimi giorni nel Congresso federale, una deputata del partito di maggioranza Morena ha affermato che nell’agenda politica ci sarebbe la legalizzazione dell’aborto a livello federale. Una dichiarazione che non ha trovato conferme, ma neppure smentite.
In un messaggio, l’arcivescovo di Antequera Oaxaca, mons. Pedro Vásquez Villalobos, scrive: “Attraverso queste parole vogliamo dire a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che l’Oaxaca ama la vita e noi non vogliamo leggi che deteriorano sempre più la nostra coscienza, perché in tal modo viene minacciata la dignità della persona umana. Come Chiesa continueremo a promuovere, come è stato sempre fatto, la custodia della vita dal concepimento fino alla morte naturale”. Secondo l’arcivescovo l’approvazione di questa legge rappresenta “un segno di morte”.
La Chiesa “assume sempre il dovere incondizionato di riconoscere e proteggere la dignità umana in qualsiasi momento, perché, come dice l’istruzione Dignitatis personae, a ciascun essere umano dal concepimento fino alla morte naturale, si deve riconoscere la dignità di persona”, scrive invece in una nota mons. Jesús José Herrera Quiñonez, vescovo di Casas Grandes e responsabile della dimensione della Vita della Conferenza episcopale messicana (Cem).
“Il dono della maternità – si riflette nel documento – è un talento unico che è stato dato alla donna. Ciò nonostante, con frequenza le donne si vedono esposte a messaggi che le convertono in oggetti, senza apprezzamento e riconoscimento”. Le situazioni di violenza e dolore “non giustificano e non si risolvono rovesciando il carico al più innocente e togliendogli la vita. Non si può giustificare un male con un altro male”. Conclude mons. Herrera: “Riaffermiamo che è obbligo dello Stato proteggere il diritto di ogni essere umano a preservare la sua vita dal concepimento fino alla morte naturale”.

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