Sentenza Consulta su suicidio assistito: De Nigris (Casa dei risvegli), “esultanze non rispettose di famiglie malati e persone disabili che chiedono più assistenza, ricerca e sostegni economici”

“Oggi siamo tutti più liberi? Forse, ma sicuramente siamo anche più preoccupati” perché, “non sapendo ancora le motivazioni della sentenza della Consulta, vediamo già esultanze che dovrebbero essere più caute e rispettose. Rispettose prima delle famiglie che convivono con la malattia di un proprio caro, poi di tante persone che hanno una disabilità per la quale chiedono maggiore assistenza, maggiore ricerca e maggiori sostegni economici”. Lo scrive in una nota Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma “Gli amici di Luca”, che denuncia un’informazione “quasi a senso unico”: quella dei diretti protagonisti di questa vicenda e delle “circa 800 persone che, secondo una stima, pare, abbiano chiesto di morire come dj Fabo” a fronte della “disperazione diffusa” del mondo della disabilità “spesso ignorato e non capito”. Perché “liberi di morire” è più forte di “liberi di vivere”. La gente che ora sta bene, spiega, “rabbrividisce” solo al pensiero del tubo “messo a forza nel nostro corpo” ma occorre pensare “a chi ce l’ha quel tubo (nella tracheotomia per respirare o come peg nello stomaco per nutrirsi) e a come vive”, ai “suoi bisogni, ai suoi progetti e al suo stile di vita” e riconoscere e tutelare “il caregiver che vive con lui”. Con riferimento ai valori comuni di libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana richiamati di recente da Ursula von der Leyen, presidente Ue, De Nigris ribadisce lo “stile di vita differente” quotidianamente vissuto dalle famiglie che assistono un proprio caro con disabilità e conclude: “C’è una forte dignità di un percorso di vita che non va emarginato: nel rispetto dell’uguaglianza che vorremmo in una Europa unita”.

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