Sentenza Consulta su suicidio assistito: Bebber (Aris), “apre inevitabilmente strada ad eutanasia. Garantire obiezione di coscienza per gli operatori sanitari”

“Grande amarezza ma senza rassegnazione”. Così padre Virginio Bebber , presidente nazionale dell’Aris (associazione che riunisce istituzioni socio-sanitarie gestite da enti e congregazioni religiose in Italia), commenta la decisione della Corte costituzionale sul suicidio assistito. La non punibilità dell’aiuto al suicidio “apre inevitabilmente la strada all’introduzione dell’eutanasia anche nel nostro ordinamento giudiziario – continua Bebber – ed è una grave sconfitta per tutti”. Secondo il presidente dell’Aris, certe leggi autorizzano “persone già afflitte dalla loro gravissima fragilità, a considerarsi ancor di più lo scarto di una società che guarda esclusivamente a ritmi di produttività, a logiche di mercato, all’immagine, all’edonismo e quant’altro. Hanno fame d’amore, sete di speranza, ma trovano solo rifiuto e solitudine”. Ora, prosegue, il Parlamento, “che sino ad oggi non si è voluto assumere le proprie responsabilità”, si muoverà certamente “sulla traccia preordinata dalla Corte costituzionale”. E di fronte alla pesante sfida che l’orientamento della Corte rappresenta per gli operatori sanitari “noi siamo pronti a lottare invocando se non altro – conclude Bebber – il riconoscimento dell’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, in particolare per i nostri diretti collaboratori, un diritto essenziale per il riconoscimento della loro dignità umana e professionale, e, soprattutto, per il rispetto del diritto di seguire i propri principi etici, morali e religiosi, garantiti da ben più importanti leggi dello Stato”.

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