Pellegrinaggi a Lourdes: Unitalsi, meno pellegrini ma aumentano i giovani con depressione e dipendenze

(da Lourdes) Meno pellegrini a Lourdes nell’ultimo anno, ma più persone affette da malattie neurologiche e psichiatriche, dipendenze e depressione su tutte. Lo rilevano le statistiche dell’Unitalsi sui pellegrinaggi relative all’ultimo quinquennio. Il report segnala una riduzione del numero dei pellegrini giunti nel santuario mariano ai piedi dei Pirenei. Nel 2018 il numero dei partecipanti ai pellegrinaggi è stato di 31.789, in lieve calo rispetto all’anno precedente (36.627). La maggior parte (il 23%) ha tra i 70 e i 79 anni. Si riduce anche il numero degli ammalati (dai 7.949 del 2017 ai 6.903 del 2018), la cui diminuzione, in proporzione, è inferiore a quella dei pellegrini. Nel 2018 i volontari sono stati 11.927. Per ogni ammalato ve n’è 1,7, mentre “è in aumento il numero dei giovani che arrivano a Lourdes per prestare il loro servizio”, spiegano i responsabili. Per quanto riguarda le patologie di cui sono affetti i pellegrini, le più diffuse sono le malattie neurologiche e quelle psichiatriche, che riguardano il 53% di loro. Dato fatto registrare nel 2018, in aumento rispetto all’anno precedente del 3%. In particolare, le malattie psichiatriche hanno riguardato il 10% dei giovani, fino ai 34 anni, presenti a Lourdes nel 2018. E tra queste si insinuano soprattutto depressione e dipendenze. Si è ridotto, invece, nell’ultimo anno il numero dei fedeli con malattie del sistema cardiovascolare (dal 54% al 50%). “Il dato riguardante il disagio psichico è quello più nuovo che deve fare riflettere e che richiama ancora di più al valore dell’accoglienza – spiega Federico Baiocco, responsabile nazionale dei medici Unitalsi -. La depressione colpisce anche le fasce giovanili. Quello del disagio psichico dei giovani è un tema che è all’attenzione non solo dei sanitari ma anche del volontariato. Il nostro servizio sta cambiando. Siamo qui per accompagnare. Non siamo qui per vedere la disabilità, ma la fragilità della persona. E possiamo mettere assieme anche le nostre. Dobbiamo convertire una medicina hi-tech in una medicina hi-touch”.

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