Unione europea: Graglia (Un. Milano), “l’identità nasce dalla storia dell’uomo e dallo sviluppo delle sue relazioni”

“Il manicheismo è la morte della storia”: lo afferma – intervistato dal Sir – Piero Graglia, docente di Storia dell’integrazione europea, dopo che il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in occasione dell’80° anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale, suscitando contestazioni politiche e dibattito fra gli studiosi (https://agensir.it/europa/2019/09/23/europa-alla-ricerca-di-unidentita-graglia-il-manicheismo-e-la-morte-della-storia/). A sua volta nella futura Commissione figura una delega che richiama la “protezione dello stile di vita europeo”. Graglia mette in luce un pregio (“quello di invitare a non abbassare la guardia rispetto al risorgere dei totalitarismi e alle letture che li giustificano”) e “molti difetti” della risoluzione dell’Assemblea di Strasburgo e analizza poi il tema dell’identità europea. Interrogato quindi sulla Giornata per il multilinguismo, che l’Ue celebra il 28 settembre – la lingua è oggi un elemento identitario? – Graglia dichiara: “Lo è sempre meno secondo me. Lo è molto di più la cucina. La comunicazione social globale, l’uso estensivo dell’inglese nei rapporti amicali con persone di altri Paesi o per studio rende la lingua sempre di più un patrimonio fragile e identitario nel profondo, ma spesso non utilizzabile in un contesto vasto. Invece la cucina, nelle sue varianti locali e regionali, la vedo molto più affermarsi come elemento identitario sempre più onnipresente. Basti pensare alla invasione di programmi culinari televisivi e alla forte sottolineatura delle specialità di cucina come definizione di un territorio e della sua storia”.
Lo studioso argomenta: “pochi conoscono Castruccio Castracani o Piero De’ Medici, ma tutti conoscono la pizza, la ribollita o la bruschetta; pochissimi conoscono Anselmo Da Baggio ma tutti o quasi hanno sentito parlare della cassoeula. Ecco, un commissario europeo alla difesa e promozione delle varianti regionali delle cucine nazionali sarebbe secondo me una delega più interessante”. E, divertito, aggiunge: “Mi sarei candidato io…”.
“L’identità è cosa difficile da incasellare, e soprattutto da definire per decreto. A me pare che nel caso della risoluzione sulla storia del Parlamento Ue, come in quello della delega sullo stile di vita europeo, l’Unione voglia arrogarsi poteri e funzioni che nessun potere politico nazionale penserebbe di intitolarsi, quello di definire qualcosa che non si può definire, sia essa una lettura storica o la definizione di cosa sia uno stile di vita o cosa sia l’identità. L’identità nasce dalla storia dell’uomo e dallo sviluppo delle sue relazioni multimodali”. Piuttosto, l’Ue “crei gli strumenti e le politiche perché l’Unione sia soggetto unico nel panorama internazionale, si occupi di definire standard di vita e di protezione sociale accettabili, lavori al superamento delle disuguaglianze e delle discriminazioni: avrà definito insieme valori identitari e uno stile di vita europeo”.

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