Giancarlo Siani: don Palmese (Fond. Polis), “una Fondazione e una Sala della Memoria per non dimenticare”

Oggi cade il 34° anniversario dell’uccisione del giornalista Giancarlo Siani, per mano della camorra. Solo pochi giorni fa, il 19 settembre, avrebbe compiuto 60 anni. Sono due le nuove iniziative promosse, che si aggiungono alle altre già portate avanti da anni, per non dimenticare, come ci racconta don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis, che sviluppa azioni di sistema per rendere più efficace il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e interviene a favore delle vittime di reati: “Nasce, innanzitutto, la Fondazione Giancarlo Siani, che sarà presieduta dal nipote Gianmario. La Fondazione ha l’obiettivo di diffondere la cultura della legalità e aiutare i ragazzi a conoscere Giancarlo e a comprendere cosa significa comunicare ed essere opposizione alla criminalità”. Oggi, prosegue, “viene inaugurata la Sala della Memoria presso il Museo Pan di Napoli, dove non solo ci saranno le foto e l’auto di Giancarlo, la famosa Mehari, ma anche le foto di tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata qui in Campania, che sono più di trecento. Sarà uno spazio stabile per la memoria di tutte le vittime, avendo come immagine iconografica, oltre i volti di tutti, la Mehari di Giancarlo”.
Da diversi anni, racconta il sacerdote, che è anche vicario episcopale per il settore Carità e Giustizia dell’arcidiocesi di Napoli, “la Fondazione Polis, la famiglia Siani e il Comune di Napoli condividono, con un contributo anche economico, il progetto ‘Imbavagliati’”. Quest’anno si celebra la quinta edizione di “Imbavagliati – Festival internazionale di giornalismo civile”; la Mehari di Giancarlo Siani e lo slogan “Chi dimentica diventa il colpevole” sono i simboli di questo progetto per la libertà di stampa. “Si tratta di giornalisti di tutto il mondo – spiega don Palmese – che sono limitati nella loro libertà di azione, soprattutto di comunicazione, o che il contesto sociale pone in costante pericolo di vita: sono premiate alcune esemplarità che meritano di essere messe sotto i riflettori per riscattare la condizione di sudditanza che stanno subendo. Nessun giornalista nel mondo, infatti, dovrebbe essere impedito nella sua libertà di azione e comunicazione” o rischiare la vita.
“Altra bellissima iniziativa – prosegue il presidente della Fondazione Polis – è la rassegna stampa che Geppino Fiorenza cura da anni: dai mesi successivi all’uccisione di Giancarlo insieme al fratello di Siani, Paolo, raccoglie tutti gli articoli dedicati al giornalista. Inoltre, c’è il Premio Siani per le scuole: ad oggi ci sono centinaia di migliaia di studenti che hanno incontrato la storia di Giancarlo e hanno potuto partecipare al concorso. Ogni anno il Premio tiene conto sia di scrittori e giornalisti che si occupano del tema della camorra sia dei ragazzi che elaborano riflessioni su Giancarlo o a partire da lui”. Sono 18 le scuole che hanno partecipato al Premio Siani 2019, giunto alla XVI edizione.
Cos’è cambiato in questi 34 anni? “La testimonianza di Paolo Siani e della sua famiglia è molto chiara – risponde don Palmese -: soprattutto è cambiato l’atteggiamento nei confronti della camorra che, mentre prima veniva o demonizzata o idealizzata, adesso viene guardata con forza persino scientifica, perché si conoscano i fenomeni e si scelga di stare dalla parte giusta”.

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