Cortile di Francesco: il fotografo Salgado ad Assisi, “il problema non è solo l’Amazzonia, dobbiamo trovare un modo di tornare ad amare il nostro pianeta”

“Oggi si parla molto di Amazzonia e della sua distruzione. Ma il problema non è solo l’Amazzonia: dobbiamo trovare un modo di tornare al pianeta, di amare il pianeta”. Lo ha detto il fotografo Sebastiao Salgado, protagonista ieri sera, insieme al card. Gianfranco Ravasi, del dialogo con cui si è conclusa ad Assisi la 5ª edizione del “Cortile di Francesco”. Più di seimila persone hanno seguito l’appuntamento sul prato antistante la basilica superiore di S. Francesco, assistendo alla proiezione, sulla facciata del complesso monumentale, delle immagini del nuovo progetto fotografico di Salgado, dal titolo “Amazzonia”. “Un’anteprima del Sinodo sull’Amazzonia”, l’ha definita padre Enzo Fortunato. “Sono contento di essere stato invitato qui ad Assisi – ha sottolineato Salgado –. I frati del convento di san Francesco sono uomini di spiritualità e oggi dobbiamo tornare a vivere spiritualmente il pianeta. L’Umbria è una regione molto bella. Ieri guardavo la piana di Assisi, la catena di montagne all’orizzonte. Sono sicuro che un giorno, in passato, san Francesco ha guardato gli stessi paesaggi, camminato fino alle montagne, per ammirare e amare la natura”. “L’esperienza che si fa attraverso le immagini di Salgado – ha sottolineato il card. Ravasi – è una grande occasione per riscrivere ancora idealmente il Cantico delle Creature di Francesco. Cantico che non viene più pronunciato e proclamato da lui nell’interno di questa città, facendolo scorrere sotto il cielo dell’Umbria o nell’interno di questo paesaggio, ma proprio sulla facciata della sua chiesa, scritto attraverso le immagini di Salgado”. Quello che si è chiuso ieri ad Assisi è stato un “Cortile” da record: oltre 20mila persone hanno partecipato alla quattro giorni di incontri, oltre 200 i giornalisti accreditati, 42 i panel e 70 i relatori. “In questo Cortile – spiega p. Mauro Gambetti, Custode del Sacro convento – abbiamo osato mettere a tema il principio più vitale dell’esistenza, perché il senso dell’esistere è significato negli altri e chi non vive l’incontro, muore per sempre”.

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