Consiglio permanente: mons. Meini, “preoccupati” per “possibilità di ammettere il suicidio assistito”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La “centralità della persona”, per la Chiesa italiana, “si traduce anche nell’impegno a unire la nostra voce a quella di tanti – a partire dalle associazioni laicali – per dire la contrarietà al tentativo di introdurre nell’ordinamento pratiche eutanasiche”. A ribadirlo, alla vigilia della sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito, è stato il vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, mons. Mario Meini, che introducendo i lavori del Consiglio episcopale permanente – facendo eco ai pronunciamenti del card. Bassetti e del Papa in materia – ha usato parole chiare e inequivocabili: “È difficile non essere profondamente preoccupati rispetto alla possibilità di ammettere il suicidio assistito, promosso come un diritto da assicurare e come un’espressione della libertà del singolo. Anche se ammantate di pietà e di compassione, si tratta di scelte di fatto egoistiche, che finiscono per privilegiare i forti e far sentire il malato come un peso inutile e gravoso per la collettività”. Con le parole pronunciate solo tre giorni fa da Papa Francesco, Meini, a nome di tutti i vescovi italiani, ha riaffermato che “si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”.

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