Consiglio permanente: mons. Meini, Chiesa è “comunità di vicinato e di prossimità”, dai credenti “contributo qualificante”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

I credenti possono dare “un contributo qualificante nel mondo della cultura come in quello della cittadinanza, a partire dall’esperienza di una Chiesa che sul territorio è comunità di vicinato e di prossimità, luogo di crescita spirituale capace di intercettare la domanda di vita e di senso che abita nel cuore di ciascuno”. Ne è convinto mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, che ha aperto i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani – in corso a Roma fino al 25 settembre – formulando a nome di tutti i vescovi le sue “vive congratulazioni” a mons. Matteo Zuppi, che nel prossimo Concistoro del 5 ottobre sarà creato cardinale dal Santo Padre. Al centro dei lavori del Cep, ha detto Meini nella sua introduzione, gli Orientamenti pastorali del prossimo quinquennio, che “mentre recuperano e valorizzano l’Evangelii gaudium e il discorso di Papa Francesco alla Chiesa italiana in occasione del Convegno di Firenze” intendono focalizzare essenzialmente tre dimensioni: “la gioia del Vangelo”, propria di “una Chiesa umile, che vive la gratuità e testimonia – lei per prima – la gioia che non delude”; la “fraternità ecclesiale”, che è “comunione e corresponsabilità che abbracciano l’intero popolo di Dio”, all’insegna della “sinodalità” che, “mentre riforma la stessa Chiesa, si rivela come modalità di relazione con tutti gli uomini”. La terza dimensione, infine, per il vicepresidente della Cei “rimanda proprio al campo del mondo: campo ricco di potenzialità, che portano frutto nell’incontro con il seme del Vangelo”. Parola d’ordine del Consiglio episcopale di questo settembre: “missionarietà”, per attuare la “conversione pastorale” chiesta dal’Evangelii gaudium tramite l’attenzione “al primato della Parola di Dio, come pure alla scelta preferenziale dei poveri, qualunque sia la natura di tale povertà; alla formazione dei futuri pastori e dello stesso laicato, perché assumano lo spirito del servizio umile e della disponibilità fraterna; all’attenzione per una cultura dell’incontro e della reciprocità, a partire dall’accoglienza di quanto possono portarci i cristiani provenienti dalle Chiese dell’Est e del Sud del mondo”.

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