Rider e caporalato a Milano: mons. Santoro (Cei), “trovare forme di legalità più idonee per un’accoglienza giusta”

“Il bene deve essere fatto bene, non si può accogliere, andando contro la legalità, non si può accogliere senza le garanzie necessarie e indispensabili affinché il lavoro sia fatto con dignità. Così non si fa il bene delle persone che si accolgono e si fomenta il mercato dell’illegalità che è una ferita nella nostra società”. Lo dice al Sir mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, a proposito dell’indagine aperta dalla Procura di Milano sui rider, i fattorini che consegnano cibo a domicilio. Si indaga sulla violazione delle norme antinfortunistica e di sicurezza stradale, ma anche sull’aspetto dello sfruttamento dei lavoratori e tra i lavoratori, come il caporalato, e sulla presenza di clandestini. Pare che ci siano fattorini, immigrati con le carte in regola, che affidano il proprio telefonino, e dunque la chiamate di lavoro, a immigrati senza permesso di soggiorno, muniti soltanto di una sgangherata bicicletta. Ad agosto, infatti, in seguito ai controlli su trenta rider sono stati trovati tre lavoratori clandestini, senza documenti in regola. “La guerra tra poveri è la cosa più dolorosa – osserva mons. Santoro -. Qui a Taranto ho l’esperienza più grande: per mantenere il lavoro si ferisce la salute, per curare la salute si blocca un certo sviluppo. Quello che sul nostro territorio stiamo facendo è esigere il rispetto della vita e della dignità della persona, stop alle devastazioni ambientali e le garanzie perché il lavoro sia degno e poi trovare le forme di legalità più idonee per un’accoglienza giusta. Lo stesso discorso vale anche a Milano: non si può prendere la scorciatoia, perché la scorciatoia è gestita da consorterie totalmente fuori della legge”.

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