Diocesi: Roma, ieri sera l’incontro del card. De Donatis con gli operatori pastorali a servizio di poveri e ammalati

Quattro storie sono state raccontate in apertura dell’incontro fra il card. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, e gli operatori pastorali a servizio dei poveri e degli ammalati, ieri sera, nella basilica di San Giovanni in Laterano. L’incontro ha avuto la finalità di dare concretezza alle “Linee per il cammino pastorale 2019-2020” presentate il 24 giugno scorso. La prima storia è di Floriana: “Nel 2017 entrambi i miei genitori sono entrati nell’hospice Villa Speranza. L’hospice è stata la mia palestra d’amore. Soffrivo ma mi ritenevo fortunata di avere il dono di toccare l’amore di Dio”.  La seconda, raccontata da Mario, riguarda il “barbonismo domestico”. “Aurelio mi aprì la porta del suo appartamento insieme al suo cane – ricorda – mi facevo largo fra la spazzatura. In casa mancava l’acqua e la corrente elettrica. Lo abbiamo ascoltato e gradualmente ha recuperato entusiasmo mettendo in campo le sue qualità. Pian piano ha ripreso ad avere cura di se stesso. Aurelio ha pensato di essere socialmente utile per altre persone in difficoltà. Per quattro mesi ha aiutato un ex medico colpito da un ictus. Prendersi cura dell’altro aveva trasmesso ad Aurelio una forza e una energia che non conosceva”. La terza storia è di Jafar, originario di Damasco, che ha raccontato il passato nel campo profughi durante la guerra: “La vita era difficile, non potevamo andare a scuola o prendere da mangiare. Un giorno mia madre è rimasta ferita agli occhi, da allora io sono gli occhi di mia madre. Nel 2016 siamo venuti in Italia grazie al corridoio umanitario, attuato dalla Comunità di Sant’Egidio. Mi piace vivere in Italia, ma penso a chi soffre ancora e che meriterebbe una vita in pace”.  L’ultima storia è raccontata da Pierangelo che ha prestato la sua voce a un ospite della Caritas, polacco e padre di tre figli. L’uomo si è ritrovato senza soldi nel 2013 e ha iniziato a vivere in tenda senza chiedere aiuto. La sua illusione di farcela da solo si è scontrata però con la dipendenza dall’alcol, una condizione che ha intaccato la sua dignità a cui tiene tantissimo. Alla fine ha accettato un posto letto della Caritas ma per orgoglio fa ancora fatica ad essere aiutato.

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