Cure palliative: mons. Paglia (Pav), “lavorare con i governi perché siano rese accessibili a tutti”

“La non conoscenza è il principale ostacolo allo sviluppo delle cure palliative e non solo in Africa”. Così ha esordito mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita (Pav), prendendo la parola oggi, in apertura dei lavori dell’ultima giornata della sesta Conferenza africana sulle cure palliative, a Kigali, in Rwanda. Nel corso del suo intervento il presule ha passato in rassegna le sfide da affrontare e vincere per una migliore ed efficace diffusione delle cure palliative. Quindi ha illustrato l’impegno della Pav sulla base del mandato specifico consegnato da Papa Francesco nel 2015. Per quanto riguarda le sfide mons. Paglia ha notato che “è cruciale lavorare con i governi per ottenere finanziamenti perché le cure palliative vanno rese accessibili a tutti”. “Ci sono Paesi – ha aggiunto l’arcivescovo – come Liberia, Ciad, Burundi, Sud Sudan, dove le cure palliative vanno introdotte”. Introdurle dove non ci sono, renderle più diffuse laddove esistono “è una maniera di sottolineare il valore inestimabile di ogni essere umano, opponendoci alla cultura dello ‘scarto’ che sta diventando pervasiva ovunque. Dobbiamo prenderci cura di ogni essere umano, contrastando le tendenze a introdurre eutanasia e suicidio assistito. Prenderci cura è il segno del vero progresso umano e sociale”. Ricordando l’impegno della Pontificia Accademia per la vita a proposito di cure palliative, il presule ha indicato l’organizzazione di convegni internazionali e il coinvolgimento di un gruppo di esperti che hanno elaborato e pubblicato un “Libro bianco per la diffusione delle cure palliative nel mondo” disponibile in inglese e tedesco. A breve, le traduzioni in italiano, portoghese e spagnolo.

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