Migranti: p. Ripamonti (Centro Astalli), “mettersi nei loro panni per evitare declino morale e di umanità”

“Assumere un atteggiamento inclusivo, compassionevole e accogliente di chi si mette nei panni del malcapitato ci può mettere al riparo da un declino non solo morale ma di umanità”. Lo ricorda padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che, in una riflessione pubblicata sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”, afferma che “quello che succede ai migranti e ai rifugiati, di essere vittime della società e della cultura dello scarto, succederà anche a noi, quel noi identitario, che è un noi ferito, un noi indifferente, specchio di società rancorose, divise e sempre più disumanizzate”.
Secondo padre Ripamonti, “aumenta sempre più il numero degli esclusi, perché volenti o nolenti si accondiscende alla cultura dello scarto”. “Chi è più in difficoltà, invece di risalire al primo posto dell’attenzione della società civile, rischia di cadere all’ultimo posto”, rileva il gesuita evidenziando che si tratta di persone che “non solo sono escluse, ma scientemente poste fuori dalla cerchia di coloro che sono considerati diseredati e scartati, quindi divengono esclusi tra gli esclusi e progressivamente invisibili”. Questo atteggiamento, denuncia il presidente del Centro Astalli, “diviene sempre più crudele perché per giustificarsi arriva prima a colpevolizzare e poi a criminalizzare questi esclusi tra gli esclusi, fino a negare quei diritti umani universali che ineriscono all’uomo e non solo al cittadino”.

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