Benedetta Bianchi Porro: card. Becciu, “testimone dell’umanesimo cristiano”

“Una vera testimone della croce”. Così il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il card. Giovanni Angelo Becciu, ha definito Benedetta Bianchi Porro nell’omelia che ha pronunciato questa mattina nella cattedrale di Forlì nel corso della messa di beatificazione. “Tutto il suo corpo alla fine era diventato un crocifisso vivente: sordità, cecità, paralisi, insensibilità, privazione dell’olfatto e dell’odorato, afonia, quasi l’annullamento di comunicazioni con le persone e l’ambiente – ha ricordato il porporato -. Ma questa sequenza di sofferenze e di distruzioni fisiche, porterà Benedetta ad una unione profonda con Dio nella preghiera e quindi ad una grande eroicità nell’esercizio di tutte le virtù”. Il cardinale ha quindi evidenziato che “se la sua vita fu tutta sotto il crescente segno della sofferenza, fu anche sotto il crescente segno della santità”. Tanto da arrivare ad “accettare la malattia come vocazione e come vero apostolato”. Nelle parole del card. Becciu l’intenzione della Chiesa proclamandola Beata: “La Chiesa vuole perpetuarne la figura spirituale, che contiene un messaggio nobile e particolarmente attuale. Essere ‘presenza di Cristo’, rivelare il suo volto crocifisso nella totale adesione a Dio in spirito di riconoscenza e di comunione. Attraverso la sapienza della Croce ha aperto gioiosamente la Chiesa a tutti, specialmente ai sofferenti”. Considerandola una “testimone dell’umanesimo cristiano”, infine, il porporato ha segnalato come “la vicenda di Benedetta indica a tutti noi la permanente centralità del Crocifisso nell’esperienza cristiana e fa riscoprire il carattere salvifico del dolore umano quando è vissuto come Gesù sulla croce”.

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