Medio Oriente: Cnp, dura risposta al premier israeliano Netanyahu su annessione Valle del Giordano

“Il ritiro del riconoscimento di Israele e la sospensione di tutti gli accordi in vigore” è la risposta che il Consiglio nazionale palestinese (Pnc) intende dare alla dichiarazione del premier israeliano Netanyahu di voler annettere la valle del Giordano e la parte nord del Mar Morto in caso di vittoria alle elezioni del 17 settembre. In una nota, datata 10 settembre, e pervenuta oggi al Sir, il Pnc chiede, inoltre, alle Nazioni Unite “di riconsiderare l’appartenenza di Israele alle Nazioni Unite, poiché non rispettoso delle Risoluzioni Onu 181 e 194”. Dal Consiglio nazionale palestinese anche la richiesta di “protezione internazionale delle popolazioni e delle terre palestinesi, conformemente alla risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso anno”. Il Pnc definisce la decisione israeliana “una palese e incosciente sfida alla volontà della comunità internazionale, delle sue istituzioni e delle decisioni relative alla questione palestinese” che si basa “sul diretto appoggio e incoraggiamento statunitense all’interno del cosiddetto ‘Accordo del secolo’”. Tale accordo, secondo il Pnc, “rappresenta un grande pericolo, non solo per i diritti dei palestinesi, ma anche per la sicurezza e la stabilità nell’intera regione. Esso giunge nel contesto della campagna elettorale di Netanyahu, che si basa sull’aggressione, l’espansione e l’insediamento, nel tentativo di ottenere più voti da estremisti e coloni”. Sottolineando che “tutte le forme di insediamento israeliano nelle terre dello Stato palestinese, inclusa la città di Gerusalemme, come riconosciuto dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2012, sono illegali e illegittime”. Il Consiglio nazionale palestinese ribadisce che “i palestinesi hanno il diritto di difendere i propri diritti con tutti i mezzi legittimi e che Israele e la regione non godranno di sicurezza e pace finché questa occupazione criminale continuerà e finché i palestinesi non godranno di libertà e vita nel loro Stato indipendente, con Gerusalemme come capitale, nei confini del 4 giugno 1967, e con il ritorno dei rifugiati nelle loro case in conformità con la risoluzione 194”.

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