Argentina: vescovi, su famiglia, vita e amore umano “proposta cristiana ha parola luminosa in atteggiamento di dialogo”

“Il Dio della vita e dell’amore umano”. Questo il titolo del documento presentato martedì dalla Conferenza episcopale argentina (Cea) attraverso la Commissione episcopale per la vita, i laici e la famiglia (Cevilaf). In occasione della presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Cea, mons. Oscar Vicente Ojea, vescovo di San Isidro, e mons. Pedro María Laxague, vescovo di Zárate-Campana.
Mons. Ojea ha spiegato che il documento nasce in un’attitudine di dialogo così come lo intendeva san Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam Suam, “chiaro, affabile, fiducioso e cordiale”. In nome della chiarezza, quindi, “questo documento cerca di esprimere il pensiero della Chiesa su questioni fondamentali come la famiglia e la vita”. Esso “è scritto in primo luogo per i padri di famiglia, per gli educatori, per i docenti, per i catechisti, per i sacerdoti; ma anche per i fratelli che non la pensano come noi, che hanno un altro modo di vedere tali questioni, per poter stabilire un dialogo con loro, con rispetto, con umiltà e carità”.
Il documento fa notare che “sono sempre più frequenti le realtà, i movimenti e le associazioni che difendono, custodiscono e promuovono la vita della madre e del figlio nascituro. Al tempo stesso, c’è una maggiore coscienza dell’importanza di un’educazione integrale alla sessualità, che la vincoli strettamente all’amore, alla libertà e alla responsabilità”.
D’altro canto, si sviluppa nella società “una cultura che non si ispira più ai valori del Vangelo” e “sono in aumento le schiavitù che gridano a Dio: la violenza in tutte le sue forme, la tratta delle persone, lo sfruttamento dei più deboli, vulnerabili e poveri (specialmente bambini, donne e anziani); le pratiche abortive e anticoncezionali; il degrado dei vincoli interpersonali e la violenza in casa, specialmente contro la donna; le dipendenze e la droga, la pornografia e l’indifferenza”.
In questo clima di “disorientamento antropologico”, segnala il documento, “siamo convinti che la proposta cristiana abbia una parola luminosa, liberatrice e portatrice di speranza”. Da qui l’auspicio che il documento possa “contribuire a un’autentica cultura dell’incontro, della vita e dell’amore umano”.

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