Asili nido: famiglia media spende quasi 400 euro al mese. Solo 1 bimbo su 4 trova posto in quelli pubblici. Forti differenze Nord-Sud

Nel nostro Paese, una famiglia media di tre persone con Isee inferiore ai 20mila euro spende quasi 400 euro al mese per mandare il proprio figlio all’asilo nido. Alla retta di circa 300 euro vanno infatti aggiunti mediamente 80 euro di servizio mensa. Ma permangono fortissime differenze territoriali: la regione più economica è la Calabria (160 euro al mese); quella più costosa è il Trentino Alto Adige (470 euro circa). Il Sir scatta una fotografia della situazione asili nido all’indomani dell’impegno annunciato dal premier Giuseppe Conte, nel suo discorso a Montecitorio per la fiducia, per azzerare le rette per la frequenza di asili nido e micro nidi a partire dall’anno scolastico 2020-2021 e per ampliare, contestualmente, l’offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno. Fra i capoluoghi di provincia Catanzaro è la più economica (100 euro), Lecco la più costosa (515 euro). D’altra parte, non c’è alternativa perché, spiega il Codacons, solo un bambino su quattro riesce ad accedere agli asili nido pubblici. Nell’anno scolastico 2016-17 l’Istat ha infatti censito sul territorio nazionale 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia – di cui 11.017 asili nido – per un totale di circa 354mila posti, pubblici in poco più della metà dei casi. Posti che però coprono solo il 24% dei bimbi sotto i 3 anni, dato ben lontano dall’obiettivo minimo del 33% fissato dall’Ue per sostenere la conciliazione tra vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Una copertura sul territorio anch’essa a macchia di leopardo: solo il 7,6% dei piccoli trova posto negli asili pubblici della Campania, contro il 44,7% in Valle D’Aosta. Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the children Italia, giudica positivamente l’impegno annunciato dal premier. Ma non c’è tempo da perdere: le disuguaglianze e la povertà educativa che rischiano di emarginare ed escludere i bambini delle famiglia più vulnerabili vanno combattute “a partire dai primi anni di vita, attraverso solide politiche di sostegno alla prima infanzia e alla genitorialità, oggi assolutamente carenti nel nostro Paese”.

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