Papa in Mozambico: don Bolzon (missionario), “troverà povertà, sfruttamento delle risorse e frammentazione religiosa”

La "capulana" per la visita del Papa indossata dalle donne

In Mozambico le donne già avvolgono intorno alla vita la tradizionale capulana, le stoffe stampate con il logo e il motto della visita di Papa Francesco il 5 e 6 settembre, nell’ambito di un viaggio che toccherà anche Madagascar e Maurizio (4-10 settembre). Il Papa viene a portare “Speranza, pace e riconciliazione” in una società in profonda trasformazione dal punto di vista religioso, una situazione politica ancora fragile e in alcune zone violenta, una corruzione altissima, uno sfruttamento senza regole delle risorse della natura e tantissima povertà. Tutto aggravato dalle catastrofi ambientali, come gli ultimi cicloni Idai e Kenneth della primavera scorsa, che hanno ucciso centinaia di persone e seminato distruzione. “Come fanno a riparare le case se le persone nemmeno lavorano? Ai poveri vengono date solo briciole”, dice al Sir, da Beira, don Maurizio Bolzon, 50 anni, fidei donum della diocesi di Vicenza. Don Maurizio descrive il cronico problema dell’Africa: “I Paesi che hanno delle ricchezze diventano luoghi di distruzione e morte. Ma i poveri non beneficiano mai dei proventi di queste risorse”. Nella provincia settentrionale di Capo Delgado, ad esempio, da un anno e mezzo ci sono continui attacchi da parte di gruppi armati che uccidono uomini, donne e bambini. Bruciano i villaggi, le scuole, le chiese, le moschee, con centinaia di vittime e migliaia gli sfollati. Una crisi ignorata da tutti. Il Mozambico è da tempo terra di conquista di materie prime, legname, pietre preziose e terreni agricoli da destinare a monocolture. I Paesi più ricchi del mondo qui fanno affari d’oro ma i due terzi dei 29 milioni di abitanti vivono al di sotto della soglia della povertà. “Non c’è produzione, per cui non si crea lavoro – spiega il missionario –. A Beira ci sono solo magazzini enormi di stoccaggio delle merci, che poi vengono lavorate altrove”. “Mi piacerebbe che il Papa puntasse l’attenzione sul problema dello sfruttamento delle risorse del Mozambico e la sofferenza della popolazione – afferma –. Solo lui può far conoscere queste situazioni. Qui chi difende la verità rischia. Bisogna usare prudenza per continuare a stare vicino alla popolazione”. Il Paese conta 6 milioni di cattolici (pari all’8% della popolazione) e 12 diocesi. Dal punto di vista della fede il Papa troverà “una grossa frammentazione religiosa e tanta confusione” dovuta all’arrivo delle “piccole Chiese” (così vengono chiamate in Mozambico), ossia sette pentecostali che usano strategie di marketing made in Usa per attirare fedeli. “Affittano capannoni nei mercati e trascinano dentro le persone – racconta –. Stiamo perdendo tanti giovani, attirati da un approccio che promette miracoli (lavoro, soldi, automobile, fidanzata) senza esigenze morali”.

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