Colombia: i vescovi su ritorno ad armi dissidenti Farc, “la pace è possibile se davvero la vogliamo. Non c’è nulla che giustifichi guerra con fini ideologici”

“La pace è possibile se davvero la vogliamo. E se la pace è possibile, è un impegno di tutti. Le armi e la violenza portano solo distruzione, dolore e morte e non c’è nulla che giustifichi il ricorso alla guerra con fini ideologici”. Lo scrive la Conferenza episcopale colombiana (Cec), in una nota diffusa ieri pomeriggio (ora locale), in seguito alla notizia che i dissidenti delle Farc, la guerriglia rimasta attiva in Colombia per 53 anni, riprenderanno le armi, sotto il comando di Iván Márquez, capo negoziatore dell’accordo di pace dell’Avana con il Governo colombiano. La nota della Cec è firmata dal presidente della Conferenza episcopale colombiana (Cec), mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, dal vicepresidente, mons. Ricardo Tobón Restrepo, arcivescovo di Medellín, e dal segretario generale, mons. Elkin Álvarez Botero, vescovo ausiliare di Medellín.
La situazione che si è venuta a creare, scrivono i vescovi, “ci chiede una riflessione serena e ponderata, con lo sguardo rivolto al bene di tutti, sui passi che abbiamo fatto e su quello che dobbiamo prendere e correggere, così come quello che ci manca per raggiungere la riconciliazione e la pace”.
La Cec invita a non cedere allo scoraggiamento rispetto alla prospettiva della riconciliazione, nonostante si tratti di un compito difficile, e ricorda le parole pronunciate due anni fa: “Non lasciatevi prendere la speranza”. Oggi, infatti, “si impone con maggiore forza l’esigenza di lavorare insieme per la pace con la ricerca del bene comune, lo sviluppo integrale e le trasformazioni che conducano all’equità sociale”.
Prosegue la nota: “Incoraggiamo e accompagniamo tutti coloro che, attraverso il dialogo e il negoziato, si sono decisi per la re-incorporazione nella vita civile e democratica e si mantengono fermi in essa”.
I vescovi danno appuntamento alla trentaduesima Settimana per la Pace, che si terrà dal 2 al 9 settembre e che “dev’essere un’occasione per ravvivare l’impegno di tutti a favore della riconciliazione, per trasformare il nostro Paese in un territorio di pace”.

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