Sgombero ex Felandina: don Lavecchia (Caritas di Bernalda), “attendiamo perché non saremmo di esempio se scavalcassimo le istituzioni”

Settimane durissime, superate grazie al supporto di tanti volontari e con la collaborazione di comune, Croce Rossa e Medici senza frontiere. Don Giuseppe Lavecchia gestisce la Caritas di Bernalda, nei pressi di Metaponto, località in cui si trovava il ghetto di braccianti smantellato ieri dalle forze dell’ordine, dopo l’incendio costato la vita a Eris Petty Stone, nigeriana di 28 anni, morta lo scorso 7 agosto. Associazioni e istituzioni locali hanno dovuto far fronte alle mancate risposte del governo centrale, sobbarcandosi il carico di disperazione e disagio dei tanti migranti che nell’incendio hanno perso tutto quel poco che avevano. Solo ieri lo sgombero della polizia, senza però che siano state trovate soluzioni abitative alternative per chi lavora in zona. Così chiuso un ghetto, se ne farà presto un altro. Una ex stazione ferroviaria e le campagne attigue si stanno già riempendo di materassi e biciclette. “Abbiamo preparato pasti nella mensa di una scuola chiusa per l’estate anche il giorno di Ferragosto. Centinaia di persone avevano bisogno di noi”, spiega don Giuseppe. Nella baraccopoli, senza servizi igienici, acqua, luce, vivevano circa cinquecento migranti, per la maggior parte regolari, lì per lavorare nelle campagne attigue. Nelle scorse settimane alcuni sono andati via. Ieri, al momento dello sgombero, c’erano circa centosettanta persone. “Tanta gente della comunità per aiutare ha rinunciato alle ferie – racconta -. Io sono insegnante in un liceo e ho chiesto aiuto anche ai miei alunni, che si sono prestati subito. Ecco, se c’è una cosa bella in tutta questa vicenda è come ne esce la comunità di Bernalda. Gente dal cuore grande, che si è dimostrata matura”. Intanto, la diocesi di Matera-Irsina è in prima linea, aspettando dalla Regione il via libera per partire con un percorso di integrazione ed ospitalità in alcuni locali dismessi. “Attendiamo – conclude il sacerdote – perché non saremmo di esempio se scavalcassimo le istituzioni”.

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