Incendi Amazzonia: assemblea pre-sinodale Chiesa boliviana, “Governo impedisca nelle aree colpite qualunque attività agricola ed estrattiva”

Si è conclusa ieri a Cochabamba l’assemblea pre-sinodale della Chiesa boliviana dedicata all’Amazzonia. Dopo i tre giorni di lavori, coincisi con la catastrofe ambientale degli incendi che hanno colpito anche la Bolivia, è stato diffuso un comunicato conclusivo nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, tra gli altri, mons. Ricardo Centellas, presidente della Conferenza episcopale boliviana, mons. Aurelio Pesoa, segretario generale, mons. Eugenio Coter, coordinatore della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) in Bolivia, mons. Robert Flock, vescovo di San Ignacio de Velasco.
Nel documento, intitolato “La nostra Casa comune è in fiamme”, i partecipanti all’assemblea pre-sinodale si dicono “costernati, indignati e quasi impotenti” di fronte agli incendi divampati soprattutto nelle zone orientali della Chiquitanía e del Chaco. “Circa un milione di ettari della nostra foresta amazzonica si consuma sotto le fiamme degli incendi. I danni sono enormi, e ancora incalcolabili e colpiscono la salute umana, le forme di vita delle comunità indigene, la biodiversità, le risorse ambientali”.
“Questa catastrofe è il risultato dell’azione umana”, accusa il documento, che cita tra l’altro il recente decreto 3.973 del Governo, che nello scorso luglio ha autorizzato “incendi controllati” di terreni, per favorire l’avanzata degli spazi per l’allevamento, dando così ulteriore fiato ai roghi illegali. Nonostante l’orientamento del Governo Morales, i partecipanti all’assemblea affermano che “anche nel nostro Paese” si obbedisce alla “logica imperante” del “capitalismo tecnocratico e aggressivo con la sorella madre terra e di un modello di sviluppo consumista e depredatore della natura, che si manifesta in grandi progetti idroelettrici e di sfruttamento di idrocarburi, nell’ampliamento delle zone agricole, della costruzione di strade a forte impatto ambientale, e della vecchia logica estrattivista”. Scelte che “attentano ai diritti dei popoli indigeni”.
Il documento si conclude annunciando che la Chiesa intende “unirsi nella solidarietà”, anche con aiuti materiali e donazioni alle popolazioni coinvolte negli incendi, mentre si chiede al Governo di destinare risorse per spegnere gli incendi ed evitare che le fiamme si amplino, e di dichiarare immediatamente le zone colpite dal fuoco come territorio “immobilizzato”, con assoluta proibizione di attività agricole ed estrattive.

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