Honduras: Msf, “medicazioni gratuite nelle case” e “centri di attenzione medica” contro l’epidemia di dengue

“Non è facile entrare nei barrios, noi cerchiamo di individuare e avvicinare i leader, le parrocchie, le chiese evangeliche. Così, cerchiamo di entrare in queste zone popolari ed educhiamo alla salute, passiamo di casa in casa, spieghiamo i sintomi, diciamo come prevenire il diffondersi della malattia. Cerchiamo di intervenire in modo urgente con le medicazioni gratuite”. Lo dice al Sir il dottor Daniel Yves Lestir, coordinatore di Medici senza frontiere per l’emergenza dengue in Honduras, che ha causato finora 103 morti accertate, indicandone i quattro motivi. “In primo luogo, la reazione all’epidemia è stata molto lenta, per molto tempo non sono stati presi provvedimenti – evidenzia -. Noi abbiamo iniziato a lavorare su questa situazione ancora in maggio, mentre le autorità hanno emesso la prima allerta a inizio giugno e solo alla fine di luglio è stato dichiarato lo stato d’emergenza nazionale”. La seconda causa indicata è “la mancanza di igiene nei piccoli villaggi e nei quartieri poveri”. “I rifiuti non vengono smaltiti e in questa situazione le zanzare proliferano – spiega -. Molte famiglie raccolgono l’acqua in cisterne, senza controlli”. Un ulteriore motivo è la “mancanza di comunicazione sociale”. “Molta gente non ha preso precauzioni, ha pensato che la situazione fosse la stessa degli anni scorsi – aggiunge -. Solo ora ci si sta rendendo conto della gravità”. Esiste, poi, una quarta motivazione: “L’aumentata resistenza delle zanzare, a causa di dosaggi sbagliati, eccessivi, nelle disinfestazioni. Si tratta di un grande problema, le disinfestazioni hanno funzionato poco, sopravvie circa il 10% delle zanzare”. L’impegno di Medici senza Frontiere viene condotto da un’équipe di 50 persone tra medici, infermieri e altre figure professionali. “Il nostro primo ambito di intervento è l’ospedale Mario Catarino Rivas di Choloma, dove ci sono stati 7.500 ingressi per casi gravi di dengue, la metà dei quali riguardanti minori di 14 anni. Poi abbiamo aperto dei centri di attenzione medica, uno per esempio nella sede dei pompieri, dove prestiamo un primo soccorso e indirizziamo i pazienti”.

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