Carceri: don Grimaldi (ispettore cappellani), “dare fiducia ai detenuti”

“Bisognerebbe dare fiducia ai detenuti. Molti di loro potrebbero usufruire dei benefici delle misure alternative, ma poi questo non avviene perché c’è la paura di investire su chi ha sbagliato in passato”. Lo dice, in un’intervista al Sir, don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, commentando il rapporto “Numeri e criticità delle carceri italiane nell’estate 2019” presentato da Antigone, a Roma. “Nelle 190 carceri italiane nell’ultimo periodo effettivamente il problema è aumentato – sottolinea il sacerdote -. Alcuni reparti sono chiusi perché avrebbero bisogno di una ristrutturazione. La mancata manutenzione è, quindi, un aspetto di cui tener conto. Girando per le carceri italiane, tante volte trovo reparti fatiscenti, ma non ci sono i fondi per le ristrutturazioni. D’estate, poi, i detenuti soffrono particolarmente, anche perché i corsi si fermano, diminuiscono i volontari, parte del personale va in ferie: tutte figure che, di solito, li aiutano a superare momenti di crisi, legati anche alle condizioni di vita”.
“Ovunque io vado trovo detenuti del Mezzogiorno – prosegue don Grimaldi -: fasce deboli che provengono dalle aree periferiche, di solito in carcere proprio per motivi legati a difficoltà economiche e culturali. Questo dimostra che investire sul lavoro è un antidoto al delinquere. Molti mi confidano che vorrebbero lavorare, uscire da certi meccanismi, ma hanno problemi di sussistenza che non li aiutano a tagliare i fili con il crimine e li costringono a continuare a vivere di espedienti”.

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