Argentina: Puricelli (sociologo), “difficile il recupero di Macri, ha convinto i mercati ma non il popolo”

“Non si vede come Macri possa recuperare”. Questo, da Buenos Aires, il parere del sociologo e politologo Gabriel Puricelli, coordinatore del Laboratorio di politiche pubbliche, interpellato dal Sir sull’esito delle elezioni Primarie che si sono svolte domenica scorsa e si sono trasformate in una sorta di elezione anticipata, mettendo 15 punti percentuali tra il peronista Alberto Fernández, in ticket con l’ex presidente Cristina Kirchner (49%) e il presidente uscente Mauricio Macri, liberale di destra. Un risultato che ha messo in crisi i mercati, con il tonfo della Borsa di Buenos Aires (meno 48% alla sua apertura, lunedì) e del peso argentino (che ha perso il 25% del suo valore rispetto al dollaro). Spiega il sociologo: “Il distacco è enorme, i sondaggi non lo avevano previsto in questi termini, ma con la crisi economica anche queste ricerche vengono svolte in economia e perdono in affidabilità. Si è quasi trattato di un’elezione anticipata e sarà molto difficile per l’attuale presidente recuperare quindici punti. Se fosse confermato il risultato di domenica, Fernández vincerebbe al primo turno, per due ragioni previste dalla legge elettorale argentina: il superamento del 45% e, nel caso non si ottenga questa percentuale, il vantaggio di almeno 15 punti sul secondo classificato nel caso il vincitore superi il 40%. Tra l’altro, domenica nel conteggio percentuale figuravano anche le schede bianche, cosa che in ottobre non accadrà. E quindi, il 47% del candidato peronista, in realtà è già un 49%”.
Restano da analizzare i motivi del terremoto borsistico e monetario, ancora più inatteso. Prosegue Puricelli: “C’è da dire, in generale, che la situazione economica del Paese, è sempre più precaria, il Pil pro capite non cresce da dieci anni, il Governo ha fatto politiche di austerità e accordi con l’estero, ma ha annullato ogni possibilità di crescita. I mercati, però, a quanto pare, contavano sulla continuità delle politiche di Macri, che ci ha messo del suo, agitando lo spauracchio del ritorno dei peronisti e dipingendo Fernández come una specie di Maduro, cosa assolutamente non vera. E’ sempre stato un politico pragmatico, più di centro che di sinistra. Diciamo che la campagna di Macri non ha convinto il Paese, ma i mercati sì. La bomba, però, è esplosa in anticipo, tra le sue mani, non ha ben calcolato il rischio”.

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