Messico: intimidazioni di membri dell’Esercito al vescovo di Saltillo. Morsellin, “minacce preoccupanti”

È stata intesa come una vera e propria intimidazione la perquisizione e l’attesa all’aeroporto alle quali alcuni militari hanno sottoposto il vescovo di Saltillo (Messico, Coahuila), mons. Raúl Vera López, lo scorso 11 luglio. In una nota il vescovo racconta i particolari dell’accaduto: i militari hanno fatto finta di non riconoscerlo, hanno chiesto la documentazione sua e del personale che lo accompagnava e i dati dell’automobile, con un atteggiamento che il presule ha ritenuto “intimidatorio”. Lo stesso mons. Vera racconta che le autorità militari cui si è rivolto in seguito gli hanno rivolto le loro scuse e hanno riconosciuto che i militari “hanno ecceduto nelle proprie funzioni”. Secondo il vescovo, l’accaduto è però un segnale della “situazione di repressione” che la popolazione in generale sta vivendo “da parte di diversi organi di sicurezza”. Tanto più in un territorio, quello di Saltillo, dove nel 2006 membri dell’Esercito furono condannati, anche se leggermente, per gravi atti di violenza fisica e sessuale contro alcune donne. Secondo mons. Vera, “13 anni dopo i militari mandano un messaggio per dire che non dimenticano”.
Cristiano Morsolin, esperto diritti umani in America Latina commenta al Sir: “Sono preoccupanti queste minacce a mons. Vera, già collaboratore di mons. Samuel Ruiz nel Chiapas. Ricordo che Papa Francesco che ha visitato la tomba di mons. Ruiz (che per primo ha adottato la strategia pastorale dei diaconi indigeni, ora ripensata anche in vista del prossimo Sinodo panamazzonico) proprio accompagnato da mons. Vera”.

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