Notizie Sir del giorno: Bassetti su Chiesa italiana, migranti, Papa in Iraq, presidenza Commissione Ue, economia e autonomia differenziata, Tía María in Perù, taglio parlamentari

Pace: card. Bassetti, “la Chiesa italiana è mediterranea” e “ha deciso di non unirsi al coro dei profeti di sventura”

“La Chiesa ha deciso di non unirsi al coro dei profeti di sventura ma sa riconoscere in sé stessa e fuori da sé i germi che qualcosa di nuovo può e deve nascere anche nell’area mediterranea. La Chiesa italiana, che è mediterranea, ringrazia il Vincitore della morte per la testimonianza dei tanti martiri mediterranei e ne accoglie la profezia come trionfo dell’amore sull’odio, del dialogo sul fondamentalismo, della giustizia sull’iniquità”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella lectio magistralis sul tema “Come l’antica Aquileia, la Chiesa italiana a servizio della pace e della testimonianza evangelica” nella Sala Romana di Piazza Capitolo. Per il cardinale, “la Chiesa italiana si stringe attorno a Papa Francesco e lo ringrazia per il suo magistero profetico e per il suo ecumenismo dei fatti. Per questo motivo, abbiamo deciso di offrire il nostro contributo chiedendo ai capi delle Chiese cattoliche e ai presidenti delle Conferenze episcopali del Mediterraneo di riunirsi a Bari, nel febbraio del prossimo anno, come responsabili della comunione di Chiese che vivono nella regione per vedere insieme, fraternamente, cosa il Signore chiede alle chiese del Mediterraneo oggi”. (clicca qui)

Migranti: Unhcr-Impact, nel periodo 2017-2018 diminuiti di sette volte gli arrivi in Italia dalla Libia.

Il 2017-2018 ha visto la diminuzione di sette volte degli arrivi di rifugiati e di migranti dalla Libia all’Italia. Nonostante il drastico calo degli arrivi registrati in Europa, è aumentato il numero relativo di migranti provenienti dall’Africa orientale diretti in Italia. Ad esempio, nel 2018 la percentuale di arrivi eritrei e sudanesi è stata del 21%, quando nel 2017 la percentuale era del 10%. Lo rivela il report “From Hand to Hand ̶ The migratory experience of East African refugees and migrants in Libya”di Unhcr e Impact che approfondisce i profili e le condizioni dei migranti dell’Africa orientale, provenienti in particolare da Somalia, Etiopia, Eritrea, Sudan e Sud Sudan. La maggior parte dei migranti intervistati riferisce di aver viaggiato attraverso la Libia con l’aiuto di reti di contrabbando “professionali”. Fino al 2017 i rischi maggiori erano legati all’attraversamento del deserto o del mare; nel 2018 i migranti riferiscono soprattutto di rischi legati alla detenzione: estorsione e torture. (clicca qui)
In un secondo report, “Mixed Migration Routes and Dynamics in Libya in 2018” diffuso oggi da Unhcr e basato su quasi 600 interviste condotte da Impact initiatives, si stima che in Libia risiedano 663mila rifugiati e migranti. Di questi, 412mila hanno bisogno di assistenza umanitaria, soprattutto dopo i recenti attacchi nei centri di detenzione per rifugiati e migranti a Tripoli e Tajoura. Il report sottolinea che “fino a quando le cause alla radice della migrazione non verranno affrontate, le persone continueranno a muoversi alla ricerca di un rifugio sicuro o di opportunità di lavoro migliori. In mancanza di alternative, questi driver continueranno ad attrarre rifugiati e migranti in Libia”. (clicca qui)

Iraq: card. Sako, “il Papa in Iraq come nuovo Ezechiele”

“Papa Francesco è un uomo aperto, cercatore di pace e di fraternità. Tutti in Iraq, cristiani e musulmani, lo stimano per la sua semplicità e vicinanza. Le sue parole toccano il cuore di tutti perché sono quelle di un pastore. È un uomo che può portare pace. Tanti milioni di musulmani hanno seguito la visita del Pontefice ad Abu Dhabi. Sarà così anche in Iraq”. Il card. Louis Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei caldei, parla così dell’annunciata visita di Papa Francesco in Iraq prevista nel 2020, “probabilmente in primavera, se non ci saranno tensioni e problemi di sicurezza”. “Un pensiero continuo – ricorda il patriarca caldeo – quello del Pontefice verso l’Iraq. Il suo annuncio fatto lo scorso giugno ai partecipanti alla Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco), rivela gli scopi del viaggio: far si che l’Iraq guardi avanti, ‘attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società, e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali’”. Francesco troverà un “Iraq spaccato, frammentato, pieno di rovine e segnato da tanti errori. Il Papa sarà per noi come un nuovo Ezechiele”, afferma il cardinale: “Io spero nella rinascita dell’Iraq e degli iracheni, prego per una vita nuova. Il Papa, nuovo Ezechiele, può aprirci la porta verso un futuro di pace. È una bella immagine che mi porto dentro e chissà non possa essere richiamata nel tema del viaggio papale”. (clicca qui)

Parlamento Ue: voto su presidenza Commissione. Ppe favorevoli a von der Leyen, Verdi e sinistra contrari; S&d, Renew Europe, Id ed Ecr attendono risposte (diverse) su priorità politiche

(Bruxelles) I gruppi politici hanno incontrato Ursula von der Leyen, la presidente designata alla Commissione europea, nei giorni scorsi e solo il Partito popolare europeo stamane in conferenza stampa ha dichiarato che voterà a favore della candidata. Per Socialdemocratici e Renew europe i colloqui non sono stati pienamente soddisfacenti e, per poter decidere la linea di voto, si attendono le risposte di von der Leyen alla lettera che ciascuno dei due gruppi ha inviato per chiedere ulteriori chiarimenti su alcuni temi politici. Sospesa è l’intenzione di voto anche di Identità e democrazia (Id) e dei conservatori e riformisti (Ecr). L’orientamento di voto sarà quindi deciso dopo l’intervento di von der Leyen in emiciclo martedì. Per i Verdi invece è già chiaro che non la sosterranno, delusi dall’incontro e dal processo, e perché la candidata “non porta il cambiamento che le persone vogliono”. La loro speranza è che “altri gruppi si uniscano a loro” per fermare questa candidatura. A votare contro sarà anche il gruppo della sinistra (Gue/Engl). Ursula von der Leyen dovrà ottenere 374 consensi sui 747 eurodeputati. Grande “insoddisfazione” circola nel gruppo Id e Ecr per il mancato rispetto da parte dei gruppi politici in Parlamento delle regole della distribuzione delle cariche istituzionali. (clicca qui)

Economia: Conte, “spread al minimo rispetto a maggio 2018, confidiamo possa scendere ancora di più. Abbiamo la fiducia dei mercati”

“Il fatto di aver evitato la procedura d’infrazione ci sta aiutando. Lo spread è al minimo rispetto al maggio 2018, confidiamo possa scendere ancora di più. Questo significa che abbiamo la fiducia dei mercati, confidiamo di acquistarla sempre più e di continuare in questa direzione”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, rivolgendosi ai giornalisti al termine dell’assemblea dell’Associazione bancaria italiana a Milano. “Ovviamente teniamo i conti in ordine e lo vogliamo fare non con misure regressive di mero rigore ma vogliamo misure che consentano la crescita e l’occupazione”, ha spiegato il premier che si è detto “contento” che anche il presidente dell’Abi abbia “rivendicato un’Europa più democratica, più solidale, che non si affidi solo all’Euroburocrazia ma miri a far crescere tutto il sistema eurounitario e soprattutto in termini di sviluppo sociale e di crescita del livello dell’occupazione. Da questo punto di vista siamo perfettamente consonanti”. Conte ha anche rassicurato che rispetto al decreto Sicurezza bis “non si sta rompendo nulla nel governo, non è che a giorni alterni possiamo ragionare se qualcosa si sta rompendo o meno. Nessuna tensione di questo tipo”. Per quanto riguarda l’avanzamento dell’autonomia differenziata “non è ancora arrivato il momento del confronto finale” con i presidenti delle Regioni coinvolte, ha aggiunto, spiegando che si arriverà comunque ad “una pre-intesa, non l’intesa definitiva perché invieremo tutto al Parlamento” che sarà “coinvolto prima di un’intesa formale sottoscritta” perché “non mi sembra corretto mettere il Parlamento di fronte all’alternativa prendere o lasciare con una legge da approvare o meno”. E sulla questione che agita in questi giorni la maggioranza, la questione Lega-fondi russi, il premier ha affermato che “non conosco Savoini, non l’ho mai incontrato personalmente”. (clicca qui)

Perù: vescovi chiedono dialogo sul progetto minerario Tía María, da anni causa di un aspro conflitto sociale

“Il dialogo è l’unica strada per dare soluzione alle controversie”. Lo scrive in una nota diffusa nella mattinata di oggi (ora locale) la presidenza della Conferenza episcopale peruviana, a proposito del conflitto sociale sul progetto minerario chiamato Tía María, nato per sfruttare un grande giacimento di rame nel sud del Paese, nella regione di Arequipa. Fin dal 2015, quando l’allora presidente Hollanta Humala diede il primo via libera al progetto presentato dalla Southern Copper Corporation, la questione Tía María ha suscitato un aspro dibattito e proteste della popolazione locale, proseguite anche nelle ultime settimane, dopo che la società, pur annunciando di non voler procedere senza prima avviare un dialogo con la popolazione locale, ha confermato il suo interesse al progetto e si attende la licenza per la costruzione degli impianti. La presidenza della Cep, nella nota, “manifesta la sua preoccupazione” di fronte al possibile aumento della tensione sociale ed esprime la speranza “che un opportuno dialogo possa evitare un nuovo conflitto sociale”. (clicca qui)

Taglio dei parlamentari: luci e ombre della riforma in dirittura d’arrivo

Il Senato ha approvato con 180 voti a favore il disegno di legge che taglia il numero dei parlamentari, portando i deputati a 400 (rispetto agli attuali 630) e i senatori a 200 (ora 315). Si tratta di una riforma che modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione e che quindi, secondo la procedura di revisione costituzionale, necessita di una doppia approvazione da parte di Camera e Senato a distanza di almeno tre mesi tra una deliberazione e l’altra. L’iter è in fase molto avanzata perché i due rami del Parlamento si erano già espressi una prima volta (il Senato a febbraio, la Camera a maggio). Manca dunque soltanto un ultimo voto, in seconda lettura, perché vada in porto la riforma: una legge “chirurgica” sotto molti aspetti, ma sullo sfondo restano i nodi problematici del taglio, tutt’altro che irrilevanti. A cominciare dal fatto che riducendo in misura così drastica il numero dei parlamentari si incide fortemente sulla rappresentanza e si rischia di rendere evanescente il rapporto tra gli eletti e gli elettori rispetto ai territori. C’è poi il problema della proporzionalità del sistema elettorale: con molti meno seggi da assegnare, i partiti più forti faranno man bassa a tutto svantaggio delle forze minori. Inoltre, resterebbe in piedi un sistema con due Camere di dimensioni notevolmente ridotte, ma che continueranno a svolgere esattamente le stesse funzioni. (clicca qui)

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