Migranti: Unhcr-Impact, nel periodo 2017-2018 diminuiti di sette volte gli arrivi in Italia dalla Libia. Rifugiati nei centri di detenzione anche per 2 anni tra estorsioni e torture

Il 2017-2018 ha visto la diminuzione di sette volte degli arrivi di rifugiati e di migranti dalla Libia all’Italia. Nonostante il drastico calo degli arrivi registrati in Europa, è aumentato il numero relativo di migranti provenienti dall’Africa orientale diretti in Italia. Ad esempio, nel 2018 la percentuale di arrivi eritrei e sudanesi è stata del 21%, quando nel 2017 la percentuale era del 10%. Lo rivela il report “From Hand to Hand  ̶  The migratory experience of East African refugees and migrants in Libya”di Unhcr e Impact che approfondisce i profili e le condizioni dei migranti dell’Africa orientale, provenienti in particolare da Somalia, Etiopia, Eritrea, Sudan e Sud Sudan. La maggior parte dei migranti intervistati riferisce di aver viaggiato attraverso la Libia con l’aiuto di reti di contrabbando “professionali”. I rifugiati e i migranti dell’Africa orientale sono particolarmente difficili da raggiungere da parte delle organizzazioni di aiuti umanitari perché sono detenuti prevalentemente in centri di detenzione non ufficiali o in siti nascosti. Il tempo trascorso dai rifugiati e dai migranti in transito in Libia è aumentato significativamente negli ultimi tre anni fino ad arrivare anche a due anni. Fino al 2017 i rischi maggiori erano legati all’attraversamento del deserto o del mare; nel 2018 i migranti riferiscono soprattutto di rischi legati alla detenzione: estorsione e torture.

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