Danimarca: vincono i socialdemocratici. Crollo dei nazionalisti. Probabile coalizione di centrosinistra

Mette Frederiksen, leader socialdemocratica danese

Il partito socialdemocratico guidato da Mette Frederiksen è il vincitore delle elezioni parlamentari che si sono tenute ieri in Danimarca. Il 25,9% degli elettori danesi ha infatti scelto la sinistra, che occuperà 48 dei 179 seggi in Parlamento (erano 47 nella passata legislatura). I liberali di Lars Løkke Rasmussen (Venstre), premier uscente, sono al secondo posto con il 23,4% delle preferenze e 43 membri al Folketing. In realtà anche per loro questo risultato è un successo perché nella tornata del 2015 avevano raggiunto il 19,5% dei consensi. Come già avvenuto alle europee del 26 maggio, si conferma invece il crollo del partito popolare danese che ha perso ulteriormente punti fermandosi nella tornata nazionale all’8,7% dei consensi: avranno solo 16 rappresentanti in Parlamento rispetto ai 34 delle elezioni del 2015, quando erano il secondo partito con il 21,1% dei voti. Segue ora a ruota il partito social liberale, Radikale Venstre (8,6% dei consensi e 16 seggi in parlamento), il partito dell’attuale commissaria Margrethe Vestager, e il partito popolare socialista al 7,7% dei consensi (14 seggi). I verdi raccolgono il 6,9% dei voti (13 seggi), mentre ai conservatori ne va il 6,6% (12 seggi). Avrà 5 rappresentanti in parlamento anche il partito L’alternativa (3% dei voti). Alla nuova destra e all’alleanza liberale spetteranno 4 deputati. Invece la Linea dura, i cristiano democratici, il partito Pedersen sono tutti sotto il 2% e quindi senza seggi in Parlamento.
Ora si aprono le trattative per la coalizione di governo: la Frederiksen, che ha scelto per il partito una linea dura sul tema dell’immigrazione, dovrà cercare di convincere i partiti di sinistra a sostenerla.

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