Povertà: Istat, nel 2018 in Italia oltre 3 milioni di famiglie in condizioni di povertà relativa. Il fenomeno si aggrava al Nord mentre migliora al Sud

Le famiglie in condizioni di povertà relativa nel 2018 sono stimate pari a poco più di 3 milioni (11,8%), per un totale di individui di quasi 9 milioni (15,0%). Rispetto al 2017, il fenomeno si aggrava nel Nord (da 5,9% al 6,6%), in particolare nel Nord-est dove l’incidenza passa da 5,5% a 6,6%. Il Mezzogiorno, invece, presenta una dinamica opposta (24,7% nel 2017, 22,1% nel 2018), con una riduzione dell’incidenza sia nel Sud (da 24,1% a 22,3%) sia nelle Isole (da 25,9% a 21,6%). È quanto emerge dal report su “Le statistiche sulla povertà” per l’anno 2018 diffuso oggi dall’Istat.
“L’intensità della povertà relativa – spiega l’Istat – si è attestata nel 2018 al 24,3%, sostanzialmente stabile rispetto al 24,1% del 2017, raggiungendo il valore più elevato nel Mezzogiorno (25,8%) e il più basso nel Centro (22,2%)”.
Stando ai dati diffusi, si rileva un miglioramento per le famiglie di tre componenti (da 15,1% nel 2017 a 12,6% nel 2018), dovuto in larga parte alla riduzione dell’incidenza per le coppie con un figlio (da 14,2% a 11,1%). Tale evidenza è confermata per le ripartizioni del Centro (da 12,9% a 8,6%) e del Mezzogiorno (da 27,4% a 20,7%). Per le famiglie monogenitore, invece, il disagio cresce e l’incidenza di povertà relativa per l’Italia passa da 15,2% del 2017 a 18,8% del 2018. Le famiglie con tre o più figli minori hanno una incidenza di povertà relativa quasi tre volte superiore a quella media nazionale (33,1% contro 11,8%); più basso, invece, il valore per le famiglie in cui sono presenti 2 o più anziani (10,6%).
“A essere più colpite – rileva l’Istat – sono le famiglie nei piccoli Comuni del Nord, tra le quali la povertà relativa passa da 5,7% a 7,2%, mentre migliora per quelli del Mezzogiorno, da 25,6% scende a 22,2%, anche se è ancora molto elevata”.
L’incidenza di povertà relativa si diversifica a seconda della cittadinanza dei componenti familiari: per le famiglie di soli italiani è al 10%, ma triplica per le famiglie con almeno uno straniero (30,0% e 31,7% per le famiglie di soli stranieri).
Secondo il report, nel 2018 le famiglie “sicuramente” povere (che hanno livelli di spesa mensile equivalente inferiori alla linea standard di oltre il 20%) sono stabili al 6,2%, con valori più elevati nel Mezzogiorno (12,6%). Quelle “appena” povere (ovvero con una spesa inferiore alla linea di non oltre 20%) sono il 5,5% delle famiglie residenti (6,1% nel 2017) e raggiungono il 9,5% nel Mezzogiorno (12,2% l’anno precedente); tra le “appena” povere, il 3,1% presenta livelli di spesa per consumi molto prossimi alla linea di povertà (inferiori di non oltre il 10%) percentuale che sale a 5,2% nel Mezzogiorno. È invece “quasi povero” il 7,5% delle famiglie (spesa superiore alla linea di non oltre 20%) mentre il 3,5% ha valori di spesa superiori alla linea di povertà di non oltre 10% (5,3% nel Mezzogiorno). Le famiglie “sicuramente” non povere, infine, sono l’80,8% del totale (80,4% nel 2017), con valori pari a 88,1% nel Nord, 85,4% nel Centro e 66,7% nel Mezzogiorno.

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