Messico: vescovi Usa, “i migranti e i difensori dei diritti umani non sono criminali”

(da New York) “Siamo solidali con i nostri fratelli vescovi in Messico”. Mons. Joe Vasquez, presidente del Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense, esprime piena condivisione al messaggio scritto dai vescovi dell’altra parte della frontiera, per ricordare che “i migranti e i difensori dei diritti umani non sono criminali” e che “l’accoglienza resta una questione umanitaria”. Mons. Vasquez chiede all’amministrazione americana di “non usare le famiglie che fuggono dalla violenza, dalla persecuzione e dalla povertà estrema come strumento di negoziazione politica”, invitando a non confondere le questioni economiche con quelle legate alla migrazione forzata. I vescovi americani sono molto preoccupati dalla dichiarazione del governo messicano sulle misure più severe da adottare per impedire il flusso di migranti verso gli Usa. Mons. Daniel Flores, vescovo della diocesi di confine di Brownsville, ha saputo dai volontari che nelle ultime settimane il flusso di arrivi è sceso da 800 al giorno a meno di 300. “Questo cambiamento è piuttosto drastico e molto preoccupante per me”, ha dichiarato all’agenzia stampa Cns: “Quali alternative ci sono per le persone che stanno fuggendo dalle minacce contro la loro vita e le loro famiglie? Il Messico è un posto pericoloso anche per chi già vive lì, e dichiararlo un luogo sicuro per l’asilo è, per me, insostenibile”. I vescovi al confine statunitense chiedono espressioni forti a tutela della dignità di persone e famiglie vulnerabili “che non possono essere gettati da parte come gente senza importanza”. Mons. Vasquez ha raccolto l’appello da ambo le parti del confine e chiede di lavorare con i cosiddetti Paesi del Triangolo (Guatemala, Honduras, El Salvador) e con il governo messicano “per sradicare la violenza e migliorare le economie locali dalle quali le famiglie sono costrette a emigrare”. Pur riconoscendo “il diritto di una nazione a proteggere i propri confini”, il presidente della Commissione migranti ricorda l’imperativo evangelico di “amare il prossimo e trattare fratelli e sorelle migranti con compassione e dignità” e non come merce di scambio.

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