Migranti venezuelani: organizzazioni religiose e umanitarie, preoccupazione per decisione Perù di aprire frontiera solo a chi è provvisto di visto umanitario

“Preoccupazione per la decisione adottata dal Perù lo scorso 6 giugno, la quale chiede alle persone venezuelane di esibire un visto umanitario per accedere al territorio peruviano”: viene espressa da un nutrito numero di organizzazioni ecclesiali e sociali di tutta l’America Latina, appartenenti al Gruppo di lavoro per la mobilità umana dei venezuelani. Una nota diffusa ieri mette in luce che il provvedimento, destinato a entrare in vigore a partire dal 15 giugno, “invece che essere di carattere umanitario, si trasformerà in una barriera inaccessibile” che impedirà l’ingresso in Perù a “una popolazione che ha diritto alla protezione internazionale”.
Infatti, “questa nuova restrizione ha un impatto diretto sulla possibilità di accedere al diritto di chiedere e ricevere asilo da parte delle persone che forzatamente sono costrette a uscire dal Venezuela”. La nota ricorda che il provvedimento è già stato preso dal Cile lo scorso anno e si è risolto in un fallimento, visto che solo il 30% dei migranti venezuelani ha presentato la documentazione, mentre la maggioranza continua a entrare con il visto turistico.
Le organizzazioni firmatarie della nota ricordano che “è totalmente contraddittorio affermare la violazione dei diritti umani che si vive nel territorio venezuelano e, al tempo stesso, chiudere le frontiere a questa popolazione”. Agli Stati le organizzazioni chiedono, sulla scorta delle indicazioni date dall’Onu attraverso l’Unhcr, di facilitare l’ingresso e la concessione di asilo ai venezuelani che continuano a lasciare il loro Paese.

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