Whirpool: card. Sepe (Napoli), messa a Pentecoste con gli operai di via Argine. “Ci sgomenta atteggiamento proprietà”

Il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha aggiunto la sua voce alle quelle degli operai della Whirpool di via Argine, celebrando ieri nello stabilimento la messa della domenica di Pentecoste, “per fare tutti insieme una voce più forte; per farci sentire da chi finge di non sentire; per gridare che questa fabbrica non si chiude, perché il lavoro non manca, perché le commesse ci sono, perché si può ancora produrre e vendere, perché sono stati utilizzati soldi pubblici per andare avanti con maggiore impegno aziendale negli investimenti e nella produzione”.
Il porporato ha ammesso di aver sperato “che da parte della proprietà ci fosse una inversione di rotta, una sorta di pentimento e, quindi, di ritorno alla serena attività”: “Questo non c’è stato, purtroppo, e noi diciamo con maggiore forza che l’atteggiamento della proprietà ci sgomenta. Il lavoro non può essere messo in discussione. La fabbrica non si chiude, perché i lavoratori non sono birilli dei quali ci si può liberare quando si vuole, apponendo una X su una slide”.
“Napoli, la Campania, il Sud, l’Italia non sono territori da conquistare e abbandonare – l’avvertimento del cardinale -. Si abbia il coraggio di guardare in faccia i tanti padri e le tante madri di famiglia che, con il sudore della loro fronte e del loro lavoro, hanno consentito all’azienda di impinguare i suoi conti in banca”.
Un appello, poi, ai responsabili della decisione: “Provate a stare al posto di questi lavoratori e a subire un affronto come quello al quale volete sottoporre loro. Come reagireste? Cosa direste per salvare il presente e il futuro della vostra famiglia e dei vostri figli?”. Di qui l’invito: “Mantenete fede agli impegni assunti; pensate al tradimento da voi fatto nei confronti dei lavoratori, persone come voi, che sono stati al vostro fianco in questi anni. La dignità della persona deve prevalere su tutto e precedere ogni ragionamento di profitto e di comodo”.
Il porporato ha ricordato: “La Chiesa è al fianco dei lavoratori. Il lavoro manca per tantissime famiglie e per migliaia di giovani. Non consentiamo a chicchessia di farci perdere anche il lavoro che già teniamo. Ravvedetevi, rivedete i vostri piani aziendali, sedetevi al tavolo del confronto con il Governo e con i sindacati, con animo sgombro da ogni pregiudizio e da ogni progettato profitto. La vostra vita e quella della vostra famiglia non ha più valore di quella di tanti padri e tante madri che in questi anni di vostro successo aziendale hanno dato l’anima, tanto da conquistare premi ed encomi”.
L’arcivescovo si è anche offerto per un possibile ruolo di mediazione, sottolineando al tempo stesso: “Sappiate che, come cristiani, non tradiremo mai i lavoratori, perché il lavoro è un diritto di ogni persona; perché la sacralità del lavoro è l’insegnamento di Cristo e della Chiesa”.

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