Pentecoste: mons. Caiazzo (Matera), “le onde dell’amore ci ridiano la linea per ritornare a essere più uomini”

“Viviamo l’era della velocità della comunicazione attraverso la rete che ci permette di dire di tutto e di più. Ma, senza rendercene conto, viviamo in una nuova Babele in cui non ci capiamo, non riusciamo a comunicare e spesso riduciamo i rapporti umani a rapporti virtuali”. Lo afferma l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, nella sua meditazione per la Domenica di Pentecoste. Facendo un parallelo con la vita scolastica, il presule afferma che “lo Spirito Santo, il Paràclito, è colui che sta accanto, che viene in soccorso, che consola, avvocato che difende, richiama la figura dell’insegnante di sostegno: rafforza quanto il Maestro, Gesù, ha già insegnato”. Poi, il riferimento al libro della Genesi e, in particolare, al racconto della torre di Babele. “Gli uomini parlano lingue diverse, non si capiscono tra di loro, si disperdono nell’assenza di un parlare comune. Nella Pentecoste avviene esattamente il contrario”, osserva l’arcivescovo. Che evidenzia come “la lingua di Dio, attraverso di loro, parla a tutti, crea relazioni, ponti, perché l’amore che viene dall’alto travolge tutti coloro che si lasciano incontrare”. “Spesso la comunicazione telefonica o digitale è impedita dall’assenza di campo: abbiamo bisogno di trovare un posto dove le onde dell’amore ci ridiano la linea per ritornare ad essere più uomini, perché figli di Dio – aggiunge mons. Caiazzo –. Onde che, come lingue di fuoco, infiammino i cuori di tutti, per tornare a trasmettere la forza della vita”.

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