Papa in Iraq: padre Yousif (parroco a nord di Amadya), “davvero una bella notizia. Darà un aiuto concreto per la pace”

“Bellissimo. Davvero una bella notizia”: reagisce così al telefono padre Samir Yousif, parroco di 5 villaggi a nord di Amadya in Iraq, quando riceve dal Sir la notizia che il Papa stamattina ha espresso il desiderio di andare, il prossimo anno, in Iraq. “Da anni – ricorda il parroco – c’è la volontà del Papa di venire, ma la situazione non era molto tranquilla dal punto di vista della sicurezza. C’era l’idea che potesse venire quando è andato in Egitto e a Dubai, ma un ostacolo è sempre stata la questione della sicurezza, ora se l’ha annunciato il Papa vuol dire che si sta preparando per questa visita”. Padre Samir ricorda i conflitti tra sunniti e sciiti, le devastazioni prodotte dall’Isis: “Ancora oggi la comunità cristiana, quella yazida e altre minoranze stanno soffrendo perché non c’è un dialogo di vita, non è solo una questione religiosa”. In realtà, spiega il parroco, “tra la gente non ci sono problemi, che si registrano, invece, tra i gruppi, appoggiati dai vari politici, solo per avvantaggiarsi della tensione tra la gente e guadagnarci, ad esempio, vendendo armi”.
Secondo padre Yousif, “il problema del mondo oggi è la mancanza di dialogo, non c’è convivenza intellettuale e di vita. Il ruolo della Chiesa è far incontrare questi gruppi, di aiutare la gente a vivere insieme. In Iraq oggi non c’è solo il problema della costruzione delle case o delle chiese: è necessaria la ricostruzione dell’uomo, della vita, delle scuole, degli ospedali. La visita del Papa, allora, è molto importante perché darà un incoraggiamento alle persone di buona volontà, cristiani e non solo, a costruire una società dove vivere in pace. La pace non è solo dove non c’è guerra, pace significa che la gente può pregare, vivere la propria fede, andare al lavoro, mandare i figli a scuola, tornare a casa, senza avere paura per il giorno dopo”. In questa situazione così difficile “la visita del Papa darà un aiuto concreto anche nel periodo che la precederà. Ci sentiremo meno soli. Dopo la sua venuta a maggior ragione: la sua visita sarà un segnale molto forte. Qui in Kurdistan, ma anche a Mosul e a Baghdad, ci sono molti musulmani che vogliono che venga il Papa, vogliono la Chiesa cattolica e la rispettano, malgrado l’Isis e i fondamentalisti. La gente comune ci chiede di non lasciare l’Iraq. Anche gli sciiti hanno sofferto per l’Isis, tutto il popolo ha bisogno della visita del Papa, di ascoltare le sue parole di incoraggiamento. Speriamo”.

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