Papa Francesco: messa di Pentecoste, no a “cultura dell’aggettivo e dell’insulto”. “Senza lo Spirito la Chiesa è un’organizzazione, la missione propaganda, la comunione uno sforzo”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Oggi “va di moda aggettivare, purtroppo anche insultare”. Lo ha detto il Papa, che nell’omelia della Messa di Pentecoste, celebrata ieri in piazza San Pietro, ha denunciato: “Viviamo una cultura dell’aggettivo che dimentica il sostantivo delle cose; e anche in una cultura dell’insulto, che è la prima risposta ad un’opinione che io non condivido. Poi ci rendiamo conto che fa male, a chi è insultato ma anche a chi insulta”. “Rendendo male per male, passando da vittime a carnefici, non si vive bene”, ha assicurato Francesco: “Chi vive secondo lo Spirito, invece, porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso”. “Per essere spirituali, per gustare l’armonia dello Spirito, occorre mettere il suo sguardo davanti al nostro”, la tesi del Papa: “Allora le cose cambiano: con lo Spirito la Chiesa è il Popolo santo di Dio, la missione il contagio della gioia, non il proselitismo, gli altri fratelli e sorelle amati dallo stesso Padre. Ma senza lo Spirito la Chiesa è un’organizzazione, la missione propaganda, la comunione uno sforzo. E tante Chiese fanno azioni programmatiche in questo senso di piani pastorali, di discussioni su tutte le cose. Sembra che sia quella strada ad unirci, ma questa non è la strada dello Spirito, è la strada della divisione. Lo Spirito è il bisogno primo e ultimo della Chiesa”.

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