Bioetica: Congregazione per l’educazione cattolica, garantire il diritto della famiglia a educare i propri figli e il diritto del bambino “a crescere con un papà e una mamma”

“La famiglia è il luogo naturale nel quale questa relazione di reciprocità e comunione tra l’uomo e la donna trova piena attuazione”. È quanto si legge nel nuovo documento della Congregazione per l’educazione cattolica, “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione”, diffuso oggi, in cui si ricorda che “la famiglia, in quanto società naturale in cui reciprocità e complementarità tra uomo e donna si realizzano pienamente, precede lo stesso ordinamento socio-politico dello Stato, la cui libera attività legiferante deve tenerne conto e darne il giusto riconoscimento”. Nella famiglia, quindi, “si fondano due diritti fondamentali che devono sempre essere sostenuti e garantiti”: il primo è “il diritto della famiglia a essere riconosciuta come lo spazio pedagogico primario per la formazione del bambino”, che va garantito ai genitori in termini di diritto-dovere “di farsi responsabilmente carico dell’educazione e completa dei figli in senso personale e sociale, anche per ciò che riguarda la loro educazione all’identità sessuale e all’affettività”. Si tratta, per la Congregazione per l’educazione cattolica, di un diritto “insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato”.
Un ulteriore diritto “non affatto secondario” è quello del bambino “a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva”. “È proprio all’interno del nucleo familiare stesso che il bambino può essere educato a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale, della parità, della reciprocità biologica, funzionale, psicologica e sociale”, la raccomandazione del documento, per contrastare “una cultura che ‘banalizza’ in larga parte la sessualità umana”. La trasformazione delle relazioni interpersonali e sociali, si denuncia nel testo, “ha spesso sventolato la ‘bandiera della libertà’, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sono sempre loro a soffrire di più, in questa crisi”. Per questi motivi, “la famiglia non può essere lasciata sola di fronte alla sfida educativa”, e la sfida formativa “può costituire oggi un forte stimolo a ricostruire l’alleanza educativa tra famiglia, scuola e società”, dopo la rottura del “patto educativo”.

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