Turismo: don De Marco (Cei), “passare da quello religioso a quello conviviale”

Occorre ideare, proporre e realizzare “un turismo conviviale, declinazione al futuro, perché profetica, di quello che fino ad oggi è stato il turismo religioso”. Ne è convinto don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, che ha definito il turismo conviviale come “un tempo in cui le persone si incontrano e condividono insieme il tempo di un viaggio in cui scoprire la bellezza della convivialità delle differenze, in cui sono le differenze a diventare ricchezza e dove l’egoismo viene gettato in mare a discapito della solidarietà e dell’amicizia”. Intervenendo al seminario di studio “Turismo, promozione, identità: il viaggio come autenticità religiosa”, organizzato dall’Università di Messina, don De Marco ha spiegato che il turismo conviviale, che ha “come orizzonte non il profitto ma la persona”, è “uno spazio in cui scoprire la bellezza della prossimità capace di guarire il dolore della solitudine e in cui si riscopre la bontà dell’altro non visto più come nemico o concorrente ma come amico e compagno di viaggio”. In altre parole, ha sintetizzato, è “un turismo di comunità”. Ecco allora, ha sottolineato il direttore Cei, che bisogna “concretizzare un’esperienza di pastorale integrata e attivare processi per buone pratiche di comunione di progetti tra comunità ecclesiale comunità di altre fedi e comunità civile, per una strategia coordinata e integrata di valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale di matrice ecclesiale e non”.

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