Mediterraneo: don De Marco (Cei), “tanti ci obbligano a vederlo solo come un confine da difendere”

“Oggi, tante forze ci obbligano a volgere la nostra attenzione ai confini, per difenderli, e ce l’hanno fatta distogliere dall’orizzonte di cui abbiamo ormai smarrito il senso”. Lo ha sottolineato don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, per il quale “il nostro mare non è un confine, ma è prospettiva, orizzonte” e, nello specifico, “il Mediterraneo è la bellissima e straordinaria tavola attorno alla quale siamo seduti insieme”. Intervenendo al seminario di studio “Turismo, promozione, identità: il viaggio come autenticità religiosa”, organizzato dall’Università di Messina, don De Marco ha ricordato che “nel corso del tempo è stato proprio il ‘mare nostrum’ ad insegnarci la cultura del noi e non quella dell’io”. “Ha sempre evitato di considerarsi fortezza invalicabile, muro che divide, cimitero che semina morte, tomba che tutto nasconde nella sua tenebrosa oscurità”, ha osservato il direttore Cei evidenziando che da sempre il Mediterraneo “ha invitato a spingersi oltre, piuttosto che rintanarsi nel proprio spazio vitale, a immaginare mondi più in là dei propri limiti, a intraprendere viaggi, a compiere traversate senza dimenticare il punto di partenza”. “Da una sponda all’altra, attraverso il mare, c’è sempre posto anche per l’estraneo e lo straniero, per colui che non appartiene al proprio territorio, ma è sempre accolto non come forestiero e sconosciuto, ma un ospite gradito perché segno di un dono e di una benedizione”, ha rilevato don De Marco secondo il quale “questa era la identità del Mediterraneo nel passato” e “questa rimane la sua specificità nel presente e nel futuro”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori