Religioni: p. Rastoin (Civiltà Cattolica), “possono essere strumentalizzate, ma è falso pensare che sollevano conflitti”

Le religioni “contribuiscono a creare un clima più pacifico”. Ma,” al pari di tutte le realtà universali e di per sé buone della vita umana, come il lavoro (che era diventato un inferno nelle miniere romane o inglesi dei secoli passati, per non parlare delle fabbriche clandestine dell’Asia contemporanea), la patria, la cultura o la famiglia, anch’esse possono essere strumentalizzate”. Lo evidenzia p. Marc Rastoin, biblista e docente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, che in un articolo pubblicato sul numero di maggio de “La Civiltà Cattolica”, si sofferma sul pregiudizio che vede la religione come “una minaccia alla pace e una fonte di violenza”. “Alla base dei grandi conflitti degli ultimi secoli ci sono essenzialmente motivi materiali, logiche di potere politico e di imperialismo”, ricorda p. Rastoin sottolineando che “se è vero che alcuni leader politici hanno saputo mobilitare nella storia gli affetti religiosi di un’umanità in gran parte credente, è falso affermare che la motivazione religiosa solleva conflitti specifici in gran numero”. Essa, precisa, “può al massimo fornire facile combustibile per leader senza scrupoli”. Secondo il biblista, però, “non basta affermare che la religione non alimenta necessariamente conflitti umani” in quanto è possibile constatare che essa “contribuisce profondamente alla pacificazione dell’umanità e a una vita più felice per centinaia di milioni di persone”. “Per buona parte dei credenti, la fede religiosa e la comunità di appartenenza – conclude – costituiscono risorse positive nelle prove e nelle difficoltà. Esse li incoraggiano a essere migliori, a compiere atti concreti di carità verso il prossimo, a trovare la forza di perdonare, a mostrare pazienza, gentilezza, condivisione, pace, apertura agli altri”.

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