Vita nascente: Gambino (Santa Sede), “gravidanza e nascita non possono sopportare condizionamenti”

“L’accoglienza della vita nascente fragile costituisce oggi un ambito di grandi sfide per la società, per la Chiesa e per ogni famiglia in cui si annuncia la nascita di un figlio”. Lo ha detto Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, intervenendo al convegno internazionale “Yes To Life!”, organizzato a Roma dallo stesso dicastero. Soffermandosi sulla “difficile esperienza della nascita di un figlio, quando è colpito da una grave malattia e da una possibile disabilità”, Gambino ha ribadito che “la Chiesa non può rimanere indifferente al dolore, al pianto e alla fatica di tante madri e di tanti padri, che non trovano intorno a sé l’aiuto medico, umano e spirituale di cui hanno bisogno”. Indicando “la forza della diagnosi prenatale” nella “capacità di rilevare sempre più precocemente alcune patologie fetali”, il sottosegretario del Dicastero vaticano ha evidenziato “due fattori che continuano a mettere le famiglie in difficoltà”: le paure e le normali ansie che si attivano nella donna e nella famiglia sui fattori di rischio; un’assistenza non adeguata a gravidanze a rischio o patologiche, “innanzi alle quali in molti presidi sanitari si preferisce suggerire l’aborto, piuttosto che assumersi responsabilità assistenziali potenzialmente incerte nell’esito”. È così che si afferma, a suo avviso, la “cultura dello scarto”, richiamata in più occasioni dal Papa. Quindi l’appello a tutti coloro che “operano intorno alla vita nascente”, affinché “la gravidanza e la nascita siano viste per quello che sono: esperienze umane profonde, che non possono sopportare condizionamenti, etichettature o forzature. Esperienze di fragilità, di finitezza e limite, ma anche di trascendenza, mistero e relazione”.

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