Joaquin Navarro Valls: Alazraki, “c’è un prima o un dopo” la sua idea di comunicazione

“Ho conosciuto Joaquin negli anni ’80, io ero una giovane e inesperta giornalista e lui già un giornalista esperto, inviato speciale del giornale Abc. Arrivava con la sua chitarra e cantava i famosi ‘boleros’ con quell’accento spagnolo che lo caratterizzava e faceva parte del suo fascino”. È cominciato così il ritratto-ricordo di Joaquin Navarro Valls, tratteggiato da Valentina Alazraki, corrispondente di Televisa a Roma, durante la presentazione del libro “El Portavoz”, in sala stampa vaticana. “Era considerato uomo di charme. Era elegante come si vestiva, come parlava, come accendeva la sigaretta, come accavallava le gambe”, ha raccontato Valentina a proposito dello “charme” universalmente riconosciuto di Navarro. Poi la giornalista ha raccontato del periodo in cui Navarro era presidente dell’Associazione Stampa estera e lei, nello stesso direttivo, era stata nominata segretario: “C’era una conferenza stampa con Gianni Agnelli e  hanno chiamato dal Vaticano: aveva un appuntamento a pranzo con Giovanni Paolo II. Sbiancò, cercò di chiudere la conferenza e disse che doveva andare via. Andò a pranzo, e Giovanni Paolo II gli disse, in italiano: ‘Dottor Navarro, qual è la sua idea della comunicazione in Vaticano?’. E lui cominciò a parlare sua visione di comunicazione”. “Per Joaquin l’informazione sul Papa non doveva finire, come accadeva abitualmente all’informazione religiosa, sulle ultime pagine dei giornali o in qualche rubrica specializzata, ma doveva essere un’informazione da prima pagina, con piena trasparenza. Il Papa doveva assumere un ruolo che doveva essere ‘notizia’”. “La grande intuizione che lui ebbe – ha proseguito Alazraki a proposito di Navarro – è che era imperscindibile un rapporto diretto con il Papa: solo così si poteva inormare tempestivamente, senza tanti filtri e passaggi verbali. Poco dopo Giovanni Paolo II lo nominò direttore: in quel momento è cambiata la sua vita, e la vita di tutti noi. C’è un prima e un dopo, per questa concezione dell’informazione. Abbiamo incominciato a seguire Giovanni Paolo II nei viaggi, e quello che saltava agli occhi era il loro rapporto umano. Nell’immaginario collettivo, se si dice ‘portavoce’ associato a un Papa, nell’immediato viene l’immagine di Giovanni Paolo II e Navarro. E’ stato un binomio vincente, che ha cavalcato un’epoca storica. Eravamo un gruppo che seguivamo le opere di un grande lader modiale: vedevamo come cambiava la storia”. “Joaquin ci ha dimostrato l’importanza dell’umanità dietro la personalità, in coincidenza con la fase decadente della salute di Giovanni Paolo II, uomo giovane e intraprendente che ha dovuto piegarsi ai colpi della malattia, sotto gli occhi di tutti”, ha proseguito Valentina: “Voleva che la Chiesa fosse una casa di cristallo e lui, come Papa, doveva mostrare il buono e il cattivo”. Le gite in montagna, dove Joaquin “era il fotografo ufficiale delle scampagnate”, i video in cui “il Papa ride davanti agli spettacoli clown”. I momenti del rapporto più familiare tra Navarro e Govanni Paolo II ricordati dalla relatrice: “Joaquin si era comprato un naso rosso da pagliaccio, ogni volta se lo metteva e riusciva a scattare una foto con un minimo di sorriso, in un volto rigido segnato dal Parkinson”. “I mesi della sua sofferenza Joaquin ha deciso di viverli lontano dai suoi amici giornalisti, lontano dai riflettori sotto i quali era stato così tanti anni”, ha concluso Alazraki: “È morto nella sua stanza. Sul suo comodino c’era una foto con Giovanni Paolo II in montagna”.

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