Editing genetico: Dallapiccola (Osp. Bambino Gesù), “siamo il risultato di interazione genoma-ambiente”. Attenzione a “test non validati”

“Non siamo solo genoma: siamo il risultato  di interazione tra genoma e ambiente. Il nostro fenotipo è il prodotto di questa interazione”. A chiarirlo è il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, intervenuto al convegno di Scienza & Vita, “Editing genetico. Saremo davvero tutti perfetti?” in corso nella capitale. “La rivoluzione tecnologica degli ultimi 20 anni – spiega – consente di fare un’analisi genomica in tempi rapidissimi e con poche centinaia di euro, questo ha permesso di avanzare nella conoscenza di nuove malattie e di progredire nel nostro mestiere. Oggi conosciamo circa 16 mila geni ma sappiamo che in realtà ne esistono circa 20 mila. Conosciamo oltre 5 mila malattie con gene noto, ma di altre 3 mila non conosciamo le basi biologiche: c’è uno scenario tutto da scoprire”. Nel ripercorrere le tappe della diagnostica prenatale, il genetista mette in guardia da un mercato che “offre anche alcuni test che non sono ancora stati validati” e dall’analisi del genoma che definisce “inquietante””. Per Dallapiccola “siamo lontani dal poter immaginare un futuro con un embrione e quindi con un neonato perfetto. Al di là di ogni valutazione etica, non siamo pronti a farlo in termini di accuratezza e sicurezza. C’è qualcosa che va oltre il Dna, il nostro essere è molto più complicato, concorrono anche stili di vita e fattori ambientali ” e “decodificare questa complessità è difficile”.  Dopo il concepimento, spiega, “avvengono delle mutazioni post-zigotiche. Probabilmente nel nostro cervello abbiamo 100 milioni di genomi diversi. Oggi a livello biologico e genetico non sappiamo definire cosa sia una persona. In genomica siamo ancora in una fase preliminare, c’è molto da fare”. Di qui il monito ad “evitare fughe in avanti, il termine genetica ha in sé anche il concetto di etica che dovrebbe portarci ad una riflessione su quello che facciamo”.

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