Papa Francesco: ai vescovi italiani, “applicare riforma processo matrimoniale nelle diocesi”. No a “elevato costo” per nullità

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Mi rammarica constatare che la riforma, dopo più di 4 anni, rimane ben lontana dall’essere applicata nella gran parte delle diocesi italiane”, nonostante la Chiesa italiana abbia “previsto un aggiornamento circa la riforma del regime amministrativo dei tribunali ecclesiastici”. Lo ha detto il Papa, che nel discorso rivolto a braccio ai vescovi italiani, all’apertura dell’Assemblea generale della Cei, ha ribadito che il suo rescritto del dicembre 2015 ha abolito il Motu Proprio di Pio XII del 1938, che istituiva i tribunali ecclesiastici regionali in Italia, e ha auspicato che l’applicazione dei due Motu Proprio sulla riforma del processo matrimoniale, Mitis Iudex e Mitis et Misericors Jesus, “trovino piena e immediata applicazione in tutte le diocesi dove ancora non si è provveduto”. “Non dobbiamo mai dimenticare che la spinta riformatrice del processo matrimoniale canonico – caratterizzata da prossimità, gratuità e celerità delle procedure – è volta a mostrare che la Chiesa è madre e ha a cuore il bene dei propri figli – il monito di Francesco – che in questo caso sono quelli segnati dalla ferita di un amore spezzato, e pertanto tutti gli animatori dei tribunali devono agire perché questo si realizzi e non anteporre null’altro che possa impedire o rallentare la riforma”. “Il buon esito della riforma del processo matrimoniale canonico passa attraverso la conversione delle strutture e delle persone”, ha ribadito il Papa: “Non permettiamo che l’intervento di alcuni avvocati o la paura di perdere il potere di alcuni vicari giudiziali freni o ritardi la riforma”. Con i due Motu Proprio, ha ricordato Francesco, sono stati riordinati tre tipi di processo: ordinario, breviore, documentale. “L’esigenza di snellire le procedure ha condotto a semplificare il processo ordinario con l’abolizione della doppia decisione con forma obbligatoria”, ha sottolineato: “D’ora in poi, se non si appella la prima sentenza che dichiara la nullità matrimonio, diventa esecutiva”. Il processo breviore, invece, è da applicarsi nei casi in cui “l’accusata nullità di matrimonio è sostenuta dalla domanda congiunta dei coniugi e da argomenti evidenti, essendo il processo di nullità matrimoniale di rapida dimostrazione”. La dichiarazione finale di nullità o di rinnovo della causa del processo ordinario “appartiene al vescovo stesso, in forza del suo ufficio pastorale” quale “garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina”. Sia il processo ordinario che il processo breviore, ha puntualizzato il Papa, “sono di natura prettamente giudiziaria”, il che significa che la nullità matrimoniale può essere sancita “solo qualora ci sia un giudizio di certezza morale sulla base degli atti e delle prove raccolte”. Il processo breviore, ha commentato Francesco, “ha introdotto così una tipologia nuova, cioè la possibilità di rivolgersi al vescovo come capo della diocesi, chiedendogli di pronunciarsi personalmente nei casi più manifesti di nullità”. Il che, per il Papa, “non solo manifesta la prossimità del pastore diocesano ai suoi fedeli, ma anche la presenza del vescovo come segno di Cristo, segno di salvezza”. Il vescovo e il metropolita, ha raccomandato il Papa, “devono procedere all’elezione del tribunale diocesano, se non ancora costituito, e in caso di difficoltà possono accedere al tribunale diocesano o interdiocesano vicini. Questo è molto importante”. Il Santo Padre ha definito la riforma del processo matrimoniale canonico “una riforma basata sulla prossimità e sulla gratuità: la prossimità alle famiglie ferite significa che il giudizio, per quanto possibile, si celebri nella chiesa diocesana, senza indulgere e senza inutili tentennamenti”. La gratuità, invece, rimanda al mandato evangelico “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, e “richiede che la pronuncia di nullità non equivalga ad un elevato costo che le persone disagiate che non riescono a sostenere”.

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