Commercio di armi: le associazioni, “chiudete i porti alla nave saudita Bahri Yanbu”

“Chiudete i porti alle navi delle armi!”. È l’appello promosso dalle associazioni nazionali, tra cui Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione Rwm e il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari Italia, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia, e associazioni spezzine a seguito della notizia del possibile attracco a La Spezia della nave-cargo saudita Bahri Yanbu per caricare gli otto cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter ed altro materiale bellico di produzione italiana destinati all’Arabia Saudita. Il trasbordo potrebbe avvenire presso il molo militare o dell’Arsenale Militare della Spezia. Le associazioni spezzine e nazionali chiedono al governo Conte di “non permettere l’attracco della nave-cargo saudita Bahri Yanbu nel porto della Spezia, nemmeno nella parte di competenza della Marina Militare, e ai portuali spezzini di non effettuare alcun carico di sistemi militari o duali destinati all’Arabia Saudita che possono essere utilizzati nel conflitto in Yemen”. “Le nostre associazioni e reti hanno ripetutamente chiesto ai precedenti governi e all’attuale governo Conte di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita ed in particolare le forniture di bombe aeree MK80 prodotte dalla RWM Italia – ricordano – che vengono sicuramente utilizzate dall’aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen. Riteniamo che le esportazioni di materiali militari siano in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sul commercio delle armi (Att) ratificato dal nostro Paese. Il Trattato sul commercio delle armi impone a tutti i Paesi coinvolti nel trasferimento di attrezzature militari (cioè anche nel transito e nel trasbordo) verso Paesi coinvolti in conflitti armati di verificare se le armi trasferite possano essere impiegate per commettere crimini di guerra o violazioni dei diritti umani e di conseguenza di sospendere le forniture”. Le associazioni ricordano che “Svezia, Germania, Paesi Bassi e Norvegia hanno da tempo sospeso o iniziato a limitare le vendite di armamenti alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti”  mentre “nessuna sospensione è stata ancora definita dal governo italiano e le forniture di bombe e sistemi militari sono continuate anche in questi mesi ammontando ad un controvalore di 108 milioni di euro nel solo 2018”.

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